4ever woman

Ciao a tutt* :)

Prima di iniziare la mia trattazione mensile, vorrei rendere giustizia all’articolo precedente, il quale, a causa della mia sbadataggine, è stato scambiato per l’uscita numero cinque della rubrica “Tempesta del Pensiero”, mentre in realtà “Se mi leggerai, lo scoprirai” è il quarto articolo scritto da me sul blog Momenti DiVersi. Mi scuso per la confusione, e dato che ho soprannominato “quinta uscita” l’articolo sopra citato, cercherò di “recuperare” la quarta uscita mancante, dedicando l’articolo numero quattro a quattro donne che mi ispirano e mi permettono, ogni giorno, di apprezzare il mio essere donna.


Tutti gli anni, quando si arriva al giorno 8 marzo, data in cui si celebra la Giornata Internazionale della Donna, mi pongo il seguente interrogativo: se esiste una giornata dedicata appositamente per ricordare che le donne esistono, significa che i restanti giorni dell’anno la donna sparisce?

Probabilmente penserete che questa sia una domanda cliché e che adesso scaturirà un irriverente discorso femminista. No, il mio articolo non tratterà l’argomento delle pari opportunità in questi termini.


 

Dunque: parlando per mia esperienza, posso considerarmi “abbastanza” fortunata, perché all’interno delle mura domestiche, i “maschi della casa” non hanno mai stigmatizzato e discriminato le “donne della casa”. Ad esempio, per quanto mi riguarda, i miei genitori non si sono mai basati su ideologie sessiste per obbligarmi a svolgere mansioni tipicamente femminili, o per impedirmi di seguire i miei interessi.

Certo, ogni tanto ci sono degli screzi tra le donne e gli uomini di casa Barbini-Romanelli, ma non sono di natura sessista, perché questi si sviluppano anche tra membri dello stesso sesso, e riguardano, ad esempio, la sbagliata disposizione di oggetti che poi non vengono ritrovati; l’aver consumato qualche dolciume di troppo (questa che brontola sono io, l’ammetto, altrimenti perderei la mia credibilità da futura dietista), eccetera eccetera.


Tuttavia, al di fuori dalle mura domestiche, essendo stata bullizzata sia da ragazzi che da ragazze, posso affermare che, purtroppo, esiste anche l’odio tra donna e donna; e questo, secondo il mio parare, è un problema più grave rispetto alla questione della differenza di genere.

Ma andiamo avanti per gradi.


 

In prima istanza, è bene fare un focus sul significato dei concetti “sesso” e “genere”: il termine “sesso“ indica le caratteristiche di femmine e maschi che sono determinate biologicamente, quindi, se nel nostro corredo cromosomico c’è la coppia XX siamo femmine, se c’è la coppia XY siamo maschi. Il “genere” indica le caratteristiche di donne e uomini che sono socialmente riconosciute, e permettono di identificare la donna e l’uomo a seconda delle convenzioni psicosociali e culturali.

Quindi, una volta assunta la consapevolezza di sé, anche se si è femmina dal punto di vista genetico, si possono assumere atteggiamenti mascolini, se la propria indole si sente più a suo agio nei panni dell’altro sesso, e viceversa.

Se devo essere sincera, sebbene sia conscia di essere donna secondo le leggi della genetica, e mi senta a mio agio ad essere donna senza provare sensazioni negative guardandomi allo specchio, apprezzando me stessa a tutto tondo (a prescindere da quei difetti di carattere che possono appartenere a tutti gli esseri umani, indistintamente dal sesso), a volte penso che la mia vita sarebbe più facile se fossi un uomo.

Lo penso perché è documentato che gli uomini hanno più possibilità di trovare lavoro rispetto alle donne, e una volta trovato, vengono pagati di più e hanno meno probabilità di essere licenziati. Perché questo? Perché se si pensa alla parola “donna” viene in mente “dolore mestruale, maternità…” tutte cose che incidono sul fisico della donna, e quindi riducono il suo rendimento come forza-lavoro?

Per riuscire ad entrare nella mente contorta dei discriminatori bisogna faticare veramente tanto!

Dunque, proviamo a fare un po' di chiarezza.


 

Studiando la composizione corporea, è evidente che l’evoluzione ha dotato l’uomo e la donna di strutture fisiche diverse, adeguate a portare avanti compiti differenti.

Mi spiego meglio: l’uomo presenta una quantità maggiore di massa muscolare, con la quale può correre in lungo e in largo per cercare cibo e combattere contro le belve feroci e altri nemici per proteggere la sua famiglia. La donna presenta una quantità di grasso essenziale tripla rispetto all’uomo, e ha meno massa muscolare, perché l’evoluzione ha voluto che la donna avesse energie di riserva necessarie a garantire la sopravvivenza di due persone, ossia di se stessa e del nascituro.

In quest’ottica, tutto sembra perfetto, perché sia uomo che donna hanno i loro compiti, che assolvono cooperando alla pari grazie agli strumenti che la natura ha messo a loro disposizione: perché se l’uomo non cercasse il cibo e non lottasse contro le minacce, la donna non potrebbe seguire la crescita della prole; e senza la donna, l’uomo non potrebbe portare avanti la riproduzione della specie.

Attenzione: qui si sta parlando delle prime civiltà umane, le quali hanno attraversato le loro difficoltà e problematiche, e mi rendo conto che la situazione di un tempo non regge il confronto con quella attuale; tuttavia, ciò che vorrei dire è che, secondo me, al fine di vivere in una società pacifica, ognuno dovrebbe svolgere il compito in cui meglio riesce grazie alle proprie doti. In questo modo, il singolo sarebbe utile agli altri e gli altri sarebbero utili al singolo, così nessuno si scannerebbe per avere di più privando gli altri del necessario.


 

Purtroppo oggi la società spietata ed individualista vuole che tutti sappiano fare tutto, acquisendo informazioni che si moltiplicano mentre il tempo a disposizione per elaborarle si riduce, impedendoci di fermarci a riflettere su questioni quali: con cosa e con chi sto venendo in contatto?

E così si scatena il caos totale.

A mio avviso, all’età della pietra le questioni della vita erano più chiare: sebbene uomini e donne assolvessero compiti distinti, in base alle diverse potenzialità, tutti agivano nel rispetto reciproco, perché avevano in comune un unico progetto, ossia favorire la continuazione della specie.

Nell’era moderna, con l’avvento del progresso, la salvaguardia della specie non è più una priorità per l’essere umano, che ha smarrito il proprio ruolo nella società. Da quando è stato permesso agli uomini di impiegare il loro status socioeconomico per rincorrere il falso mito del benessere, al fine di eludere qualsiasi regola o limite, e non per migliorare il proprio stile di vita, anche le donne hanno cominciato a guardarsi intorno, e dopo aver preso coscienza di sé e delle proprie capacità, hanno iniziato a protestare affinché i diritti civili che prima erano riservati solo agli uomini fossero riconosciuti anche a loro, innescando la lotta per ottenere la parità di genere ancora inesistente.

Oggigiorno, vuoi per orgoglio ma anche per necessità, perché la vita costa tantissimo, anche la donna deve lavorare, come un uomo, ma allo stesso tempo deve occuparsi della famiglia e della casa, come una donna. Tuttavia, è impensabile che una donna possa lavorare e allo stesso tempo seguire i figli, senza ricevere un aiuto. E dove sono questi aiuti in Italia, dove non esistono scuole materne, che non siano private e costino un occhio della testa, vicine ai luoghi di lavoro? Bisogna ricorrere, quindi, al soccorso dei nonni, perché sono gli unici che possono permettersi un “po’ di riposo”, dal momento che sono in pensione. Però non si può pensare, nel 2022, che noi donne si possa avere figli solo a patto di disporre di nonni-baby sitter a tempo pieno che badino alla prole, perché altrimenti non si potrebbe lavorare, e se non si potesse lavorare, diventeremmo un peso sulle spalle dei mariti/compagni, che potrebbero rinfacciarci costantemente che siamo inferiori sia dal punto di vista economico che sociale.


 

Con l’andare avanti negli anni la situazione si acerberà di più, e sarà sempre più complicato conciliare l’allungamento dell’esistenza con la nascita di nuove vite? Questa è una visione futuristica catastrofica, che potrebbe avverarsi proprio quando le donne della mia generazione si ritroveranno a decidere se avere figli prima che sopraggiunga la menopausa. E cosa faccio io al pensiero di dovermi trovare, un giorno, di fronte al tremendo bivio “famiglia” oppure “lavoro”?

In queste occasioni, il mio pensiero va ad alcune donne che hanno segnato la storia, e con il loro carisma e senso del dovere, mi ispirano a dare sempre il meglio di me, qualunque cosa possa accadere.


La prima che vorrei annoverare è la Regina Elisabetta II, la quale, nonostante abbia rispettato i suoi doveri nei confronti della Corona e del suo popolo, è riuscita a ricoprire il ruolo di moglie e di madre, non senza difficoltà, ma per lo meno evitando di arrendersi e di scrollarsi tutti gli impegni che ancora oggi gravano sulle sue spalle, dimostrando grande forza ed integrità morale.

Un’altra donna che per me è fonte di ispirazione è Maria Tecla Artemisia Montessori, nota per il metodo educativo che prende il suo nome, il cui obiettivo è conferire libertà ai bambini affinché possano portare avanti uno sviluppo genuino, sia fisico che mentale, imparando dai propri errori, senza che gli adulti impongano limitazioni alla loro creatività. Maria Montessori ha dimostrato che anche le donne possono inserirsi nel mondo della scienza, e che è fondamentale essere educati fin da bambini al rispetto di sé e degli altri, al fine di garantire a tutti la libertà dalla paura e dall’ignoranza.



Un’altra donna degna di nota che vorrei nominare è Nilde Jotti, all’anagrafe Leonilde Jotti, la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana ad aver ricoperto la presidenza della Camera dei deputati, ricordata per essersi impegnata nella riforma delle norme civili, come l’introduzione del divorzio, dimostrando che le donne possono ricoprire impieghi che ancora oggi sono essenzialmente riservati agli uomini.









E infine, per dare un tocco artistico a questa sezione commemorativa, vorrei annoverare Margaret Keane, nata Peggy Doris Hawkins: un’artista e pittrice statunitense, i cui quadri hanno per soggetti donne, bambini o animali con enormi occhi (la sua figura ha ispirato il film “Big Eyes” diretto da Tim Burton). Nella seconda metà degli anni sessanta divenne famosa perché il marito, Walter Keane, con il pretesto di aiutarla nel far emergere le sue opere nel mondo dell’arte, si prese il merito di aver creato tutti i dipinti prodotti da Margaret Keane, asserendo che lei non aveva le sue stesse potenzialità per raggiungere il successo. Per fortuna, dopo esser vissuta anni e anni all’ombra del marito, Margaret Keane ebbe il coraggio di denunciare Walter Keane per diffamazione, e riuscì a liberarsi dalla sua opprimente malvagità, dimostrando che non è vero che una donna è debole perché è donna e un uomo è forte perché è un uomo. Ognuno nasce con il proprio carattere, e per quanto possibile, si può tentare di modificare la propria personalità per cercare di raggiungere i propri obiettivi, ma non esistono soltanto “donne deboli” e “maschi forti”, perché i pregi e i difetti non si concentrano in maniera programmata nei due sessi, quindi ogni uomo e ogni donna porta con sé un pacchetto di pregi e di fragilità. Ognuno di noi ha i propri punti di forza, e bisognerebbe che venissero impiegati per fare del bene e non per fare del male; e allo stesso tempo ognuno ha le proprie fragilità. Ogni essere umano dovrebbe fare un esame di coscienza e riconoscere in sé i propri pregi, per metterli al servizio della comunità, e i propri difetti, i quali non devono essere visti come ostacoli, bensì come opportunità, perché anche questi possono essere utili: infatti, chiedere aiuto agli altri per risolvere i propri problemi rappresenta un modo per interagire ed instaurare i legami sociali di cui l’essere umano necessita per vivere. Tuttavia, per chiedere aiuto bisogna comunicare, e se gli uomini e le donne non condividono le rispettive fragilità, nessuno dei due sessi saprà quali sono le rispettive difficoltà, e non ci potrà mai essere la comprensione che porta alla pace.


 


Questi sono esempi di donne molto conosciute, ma non c’è bisogno di andare tanto lontano per trovare donne di valore, perché basta pensare alle donne che hanno 100/90 anni, le quali hanno vissuto la 2° Guerra Mondiale; alle donne che hanno 70/60 anni che hanno assistito all’evoluzione della tecnologia, imparando prima la dattilografia e poi a spedire mail grazie ad internet; alle donne che hanno 40/30 anni che oggi svolgono professioni che una volta erano considerate prettamente “maschili”, disponendo fin da piccole di strumenti tecnologici più moderni che hanno permesso loro di avvicinarsi più facilmente agli ambiti scientifici; alle giovani ventenni come me, che cercano di trovare la loro strada; alle adolescenti, le quali vivono la traumatica metamorfosi che impedisce loro di identificarsi sia nei giochi infantili sia nelle responsabilità degli adulti; e infine alle meravigliose bambine, che vivono nella propria bolla magica, e se ne infischiano delle differenze di genere. Queste donne sono le nostre nonne, madri, sorelle e figlie: non sono anche loro degno de elogi, nella loro fragilità eppure bellezza?

I miei genitori non sono persone famose, e sebbene un giorno vorrei essere conosciuta per i miei scritti, non desidero altro che essere una persona normale, ma soprattutto fiera di me, senza vergognarmi di aver impiegato i miei talenti per sopraffare qualcuno più debole, senza sentirmi in imbarazzo per essermi fatta mettere i piedi in testa, e senza sentirmi offesa perché sono donna. Seguendo gli esempi di donne che hanno fatto la storia, ma imparando anche dagli insegnamenti di mia madre e di mio padre, spero di diventare una donna in grado di farmi rispettare per la donna che sono, capace, inoltre, di rispettare le altre donne e gli uomini per gli esseri umani che sono.


 

Purtroppo, ancora oggi si sente parlare di violenza sulle donne. Ci sono situazioni raccapriccianti dove si sente dire che le donne vengono private dei diritti che dovrebbero essere riconosciuti a qualsiasi cittadino, in nome di ideologie basate su ignoranza e invidia che privano la specie umana della stessa umanità. L’uomo è un essere umano come la donna, quindi chi è un essere umano per privare un suo simile dei suoi stessi diritti? La violenza ingiustificata, basata su pensieri tribali, è scorretta, e purtroppo non è sempre esercitata solo dagli uomini sulle donne: spesso è instaurata tra persone dello stesso sesso, come vi ho anticipato, perché, sebbene i prepotenti possano avere sesso diverso, hanno in comune l’odio e l’incapacità di accettare che le altre persone riescano a usare la testa in maniera autonoma, vivendo di vita propria, senza lasciarsi comandare per avere uno scopo.


Ed è altrettanto orrendo vedere delle donne che instaurano sciocche competizioni, ad esempio, nel luogo di lavoro, all’interno della scuola, rovinando amicizie e sodalizi per ingraziarsi un soggetto di sesso opposto. Questo comportamento dimostra che, incapaci di creare una sinergia, le donne sono destinate a farsi sconfiggere dall’altro sesso, che con tutta calma, aspetta che le donne finiscano le proprie energie per prendere loro ciò per cui hanno lottato inutilmente, come le attenzioni dei docenti, la promozione nel lavoro, eccetera eccetera. Perché le donne non capiscono che è meglio allearsi, e raggiungere insieme lo stesso obiettivo impiegando la metà delle proprie forze? In questo modo tutte otterrebbero dei risultati dignitosi, e vivrebbero in armonia tra loro, insieme agli uomini. Come fanno gli uomini a rispettare le donne che per prime non si rispettano reciprocamente? Come fa un uomo a capire che deve rispettare una donna per l’essere umano che è, e a considerarla un suo simile, se vede esempi di donne che, per raggiungere una posizione nella società, si concedono al miglior offerente? Come fa un uomo a capire che le donne non sono oggetti o proprietà, se loro si fanno trattare come tali?


Ad esempio, è risaputo che, nei luoghi di lavoro ai cui vertici sono presenti uomini senza scrupoli, se una donna vuole fare carriera, deve fare i conti con le avances di tali despoti. Da questa situazione, cosa possono imparare le generazioni future? Gli uomini impareranno che per contare qualcosa nella società bisogna schiacciare le donne che “per natura si lasciano dominare”, ideando stereotipi mostruosi sul fatto che esistano donne da conquistare perché si concedono, e donne che, qualora oppongano resistenza, debbano essere emarginate; mentre le donne impareranno che devono scegliere tra la propria dignità e il benessere sociale, vedendosi private dei propri diritti civili. Dicendo questo, non voglio difendere gli uomini, perché sono conscia del fatto che, mettendo a confronto un uomo e una donna nel compiere un’azione disonesta, nella maggior parte dei casi, la donna viene definita con termini offensivi, mentre l’uomo, spesso e volentieri, viene acclamato e premiato.


 

Secondo me, il primo passo per rendere ugualitario il mondo, che purtroppo resta tutt’ora maschilista, è adottare un’etica condivisa da tutte le donne, perché dobbiamo adoperarci affinché ci venga riconosciuto il dovuto rispetto.


Io credo che assumere un comportamento dignitoso, il quale rispecchi nelle nostre azioni la limpidezza e genuinità degli ideali e valori propri dell’indole, permetterebbe a noi donne di elevarci dalla nostra posizione subalterna, e riabilitare i ruoli essenziali che noi tutte rivestiamo per l’intera umanità. Secondo me, soltanto quando tutte le donne prenderanno coscienza di avere pari dignità e pari opportunità, sia nei confronti di loro stesse che degli uomini, gli uomini si renderanno conto che non siamo esseri inferiori.

Quindi, ispirati dagli esempi che noi donne rappresentiamo, gli uomini stessi potranno avere l’opportunità di migliorare il proprio atteggiamento, e ci ascolteranno, così potremo instaurare quella comunicazione che porterà alla parità di genere tanto attesa.

Invece di assumere posizioni estremiste, che fomentano odio e inutili incomprensioni, sarebbe il caso di rivalutare i ruoli sia dell’uomo e della donna all’interno della società moderna, per ritrovare ognuno la propria identità. Oggigiorno, dal momento che è giusto che le donne abbiano acquisito la possibilità di lavorare, votare… tutte attività che una volta erano precluse soltanto agli uomini, allora sarebbe giusto che gli uomini, oggi, dividessero in parti uguali i compiti di educazione dei figli e di cura della casa, per evitare che un sesso abbia troppi compiti da svolgere e l’altro pochi, così da non lasciargli il tempo di farsi venire in mente ideologie misogine.


Quindi, per concludere, sono convinta che nei cuori non deve dimorare l’odio e il desiderio di prevaricazione di un sesso sull’altro, bensì è necessario ridefinire equamente i ruoli alla luce delle novità che l’era moderna porta con sé, evitando inutili guerre (perché le guerre sono sempre inutili), che annientano non soltanto il fisico, ma perfino l’umanità che alberga nel nostro spirito. E con un incoraggiamento ad impiegare il meglio di noi, uomini o donne che siamo, per migliorare la propria esistenza e quella degli altri, esorto a prendere esempio dalla storia, imparando da essa a riproporre iniziative positive e a non ripetere gli sbagli del passato, per instaurare pace tra tutti noi, e riscoprire la gioia di emanciparsi dall’ignoranza e dalla paura attraverso l’intelligenza e la bellezza.

Alla prossima!

Maria Romanelli

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