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Fare arte per stare bene con sé stessi




Ciao! Presentati al pubblico di MomentiDiVersi.


Mi chiamo Alessandro Cantalupo, sono un cantautore pop tendente all'indie. Ho sempre studiato musica, ma all'inizio non pensavo potesse diventare un lavoro. Con il tempo ho capito che non potevo relegarla a un semplice hobby, da sempre la musica è stata, anche senza rendermene conto, un vero e proprio mezzo d'espressione senza la quale non mi sento me stesso. Ho iniziato a cantare in un coro di voci bianche e a studiare chitarra elettrica (sì, mi piaceva mischiare il sacro della chiesa al profano della chitarra elettrica). Al liceo mi sono iscritto in un'accademia di musica, ho iniziato a studiare canto e pianoforte e ho sostituito la chitarra elettrica con l’acustica. Dopo gli studi liceali mi sono iscritto in un'accademia di produzione musicale, dunque adesso mi occupo di tutto ciò che c'è dietro la creazione di un brano, dalla stesura del testo alla struttura e all'arrangiamento.


Oggi ci sono tantissimi artisti emergenti che cercano di farsi spazio nell'industria musicale attraverso la creazione di un personaggio che metta in risalto la propria identità artistica. Qual è la tua identità e perché le persone dovrebbero scegliere di ascoltare proprio te?


Penso che la mia identità non sia diversa da quella degli altri, e forse è proprio questo il mio punto forte: vorrei dare voce a ciò che tutti sentono. Il mio scopo è quello di riuscire a scrivere ciò che una persona non riesce a sentire o a dire in determinate circostanze. Io parlo quasi sempre di amore, proprio perché so che è universale, è "quel filo che ci unisce", che ci rende unici ma allo stesso tempo così simili. Un mio punto di forza è sicuramente la mia sensibilità che mi porta a sentire tutto sulla mia pelle in modo amplificato, nel bene e nel male, e spero che ciò venga percepito dagli ascoltatori.


(clicca sull'immagine per ascoltare "Sopra al mondo")


Come hai anticipato tu, l'amore è il filo conduttore di tutti i tuoi brani, come "Sopra al mondo", primo singolo del 2019. Cosa hai provato durante la stesura e produzione del brano e dopo la sua pubblicazione sulle piattaforme digitali?


Il primo brano è un po' come il primo figlio. Non vedevo l'ora di condividerlo con tutti, ma ero consapevole dell'enorme lavoro che c'è dietro qualsiasi brano, a partire dalla stesura del testo, i continui cambi di versi e di metrica, la definizione di una struttura generale del brano e la conseguente concretizzazione di un progetto nella sua produzione. Io sono una persona estremamente precisa, e ciò mi ha portato a "mettere le mani in pasta" più volte in questo progetto. Inoltre, la continua entrata di nuovi collaboratori ha ritardato l'uscita del mio primo singolo che, di conseguenza, non aveva più una data di nascita stabilita. Quando il singolo ha finalmente visto la luce ero molto teso, soprattutto perché da diversi mesi stavo lavorando alla creazione di una fan base, avevo paura di deludere le loro aspettative. Per fortuna non è stato così, anzi, posso dire di aver raggiunto ottimi risultati pur essendo un artista indipendente e dunque privo di qualsiasi sostegno da parte di agenzie/uffici stampa/etichette varie. Dopo quattro anni "Sopra il mondo" non mi rappresenta più, ma ha comunque rappresentato una fase importante della mia crescita musicale e gliene sarò sempre grato - d'altronde, guai se non fosse così, altrimenti si starebbe sempre nella stessa zona comfort e non ci sarebbe il necessario "salto di qualità" che, nel caso di un artista, è un percorso perenne, fatto di tante salite e qualche discesa, soprattutto emotiva e della self-confidence. Questa canzone è nata per essere una poesia, in questa canzone faccio una "lista" delle cose belle di tutto ciò che provavo nella mia relazione. Questo è il filo di un po' tutte le mie canzoni, anche se questa è forse l'unica che vede l'amore in modo positivo. Tutte le altre volte parlavo sempre di esperienze negative/tristi, perché sono quelli i momenti in cui scrivo, mi serve per buttare fuori le mie emozioni. Quando sono felice, invece, raramente scrivo, perché penso a godermi il momento. “Sopra il mondo” è stata un'eccezione perché ero così felice di provare quell'amore che volevo gridarlo al mondo.


(clicca sull'immagine per ascoltare "I Grandi")


Nei tuoi brani l'amore ha diverse sfaccettature. Per esempio, in "I Grandi" parli dell'amore per te stesso e per i tuoi sogni, quasi a difenderli dall'attacco dei grandi, esseri cinici che spesso tendono più a criticare che ad invogliare i giovani a credere nei propri sogni. In "Mattia", invece, esprimi il tuo profondo amore nei confronti di tuo fratello.

Mi sorge dunque spontanea una domanda: cos'è per te l'amore e che ruolo ha nella tua vita?


Per me l'amore è stare bene, è essere felici, e questa regola vale per qualsiasi relazione, che sia amicizia, amore per il partner o per la propria famiglia. L'amore è il protagonista della mia musica dunque, come si può evincere, ha un ruolo fondamentale nella mia vita, anche se devo fare una precisazione: per me l'amore verso sé stessi ha il primo posto, in questo momento della mia vita una relazione è in secondo piano rispetto a me e alla mia musica. Può sembrare una frase scontata, ma in una relazione l'amore prende e l'amore dà, e non sempre in maniera eguale, è un bilanciamento di compromessi in cui per forza uno dei due mette un po’ di più sul piatto della bilancia, invece con la musica ho la certezza che non sarò io a ricevere meno amore di quello che do. Forse il mio è un ragionamento egoista, forse parlo così perché non ho ancora trovato una persona che riesca a fare ciò che fa la musica, ma lei è l’amante perfetta, seppur intangibile, è un'ottima ascoltatrice ed è colei che più riesce a trasmettermi emozioni e mi dà forza per andare avanti e vivere una vita più o meno felice, in pace con me stesso e gli altri. La musica è arte, e l’arte ci eleva verso una dimensione catartica in cui possiamo abbassare le maschere, rincontrare la nostra vera natura e abbracciarla.


(clicca sull'immagine per ascoltare "Mattia")


L’arte ci permette di non nasconderci dietro la nostra stessa ombra. Vorrei farti un’ultima domanda: hai progetti futuri? Stai lavorando a qualche altra nuova canzone? Cosa ti piacerebbe sperimentare a livello di produzione musicale nei prossimi anni?


Intanto prendere il diploma accademico, dopodiché andare all’estero e prendere una specialistica e, perché no, lavorare lì. Adesso rimarcherò ciò che viene detto un po’ in tutti gli ambiti, ma purtroppo è la verità: in Italia non c’è molto futuro. In America soprattutto, la musica viene vista in modo completamente diverso, la produzione musicale viene vista in modo completamente diverso. Ovviamente al primo posto c’è il sogno di diventare cantautore e viaggiare il mondo con le mie canzoni scritte in cameretta, però so che è difficile, voglio tenere i piedi per terra, dunque il mio piano B sarebbe la produzione. Poi uno non esclude l’altro, anzi, saper produrre un brano è sicuramente una carta valida da poter giocare per essere il più indipendenti possibile. Riguardo ai miei brani, ho intenzione di fare uscire un EP, sto lavorando a diversi pezzi, ultimamente sto scrivendo molto, non ho ancora delle date certe ma l’intenzione c’è. Tra qualche anno spero di vedermi su grandi palchi, ce la metterò tutta per riuscirci. Quella sarebbe la vetta, la risposta a tutte le notti insonni, a tutti i sacrifici che ogni artista fa per arrivare in alto, a tutti i giorni no in cui non credo nel mio talento (in uno di questi è nato, appunto, il mio brano “I Grandi”, rivincita personale in un periodo in cui ho chiuso una relazione molto importante per me). Non penso che sia facile, anzi, ma penso anche che la sera bisogna fare i conti con sé stessi, e io voglio poter rispondere, ogni sera, che ho fatto di tutto per proteggere i miei sogni e farli crescere.


Noi del blog MomentiDiVersi ci nutriamo proprio di sogni, e io auguro a te di trovare sempre il coraggio di lottare per ciò in cui credi. Prima o poi qualcosa dovrà succedere per chi stringe i denti e non molla.


Grazie a voi per questa chiacchierata. A presto!

 

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articolo a cura di Adriana Cinardo























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