Imparar puoi tante cose dai fiori

Ciao a tutt* :)

Questo è il sesto articolo pubblicato all’interno della rubrica “Tempesta del Pensiero”, e dal momento che sarà inserito nel blog “Momenti diVersi” in seguito alle festività pasquali e alla Festa della Liberazione d'Italia dall’occupazione nazifascista, vorrei parlare, in queste righe, di due tematiche estremamente importanti: la famiglia e la pace.

Queste tematiche sono state indirettamente trattate nell’articolo pubblicato nel mese di marzo, inerente alla condizione femminile.

Ho deciso di esprimere la mia opinione in merito a tali argomenti perché ho riflettuto sul fatto che, durante le festività, è usuale che i vari membri della famiglia si riuniscano per passare serenamente del tempo insieme, cogliendo l’occasione, nei giorni di vacanza, di dedicare del tempo a riscoprire relazioni con persone che, non facendo parte della propria routine, non verrebbero altrimenti frequentate.


 


Quella di una ciurma di persone spensierate riunite attorno ad una tavola è una visione utopistica, che non esiste quasi più, perché, purtroppo, oggigiorno, è sempre più difficile far parte di una famiglia “unita”.

Nel senso che, oggigiorno, ogni famiglia affronta le proprie difficoltà e problematiche; tuttavia, è sempre più raro trovare famiglie che facciano fronte comune per superare tali avversità.

Fin da piccola ho sentito raccontare di pranzi e cene luculliani durante i quali trisnonni, zii improbabili e nipoti, appartenenti alla quarta generazione della famiglia, si riunivano per consumare il pasto. Questo non accadeva soltanto durante le festività, perché, soprattutto in campagna, durante i periodi in cui serviva maggiore manodopera nei campi, si riscopriva la necessità di ritrovarsi e lavorare assieme per procurarsi il cibo, che in un secondo momento sarebbe stato consumato dalle persone che lo avevano prodotto.

 

Nonostante ci siano sempre state amicizie e inimicizie all’interno dei nuclei familiari, dove un membro instaurava preferibilmente sinergie con alcuni individui rispetto che con altri, forse c’era un senso di individualismo meno accentuato, perché al suo posto prendeva piede un sentimento di appartenenza, nato dal fatto che, all’interno della famiglia, essendoci tante mansioni da svolgere, ognuno aveva il proprio ruolo, e doveva svolgerlo al meglio affinché, nell’insieme, a nessuno mancasse nulla.

Oggi abbiamo la lavastoviglie che lava le stoviglie, la lavatrice che lava i vestiti, il frigorifero che conserva gli alimenti… e quindi, oltre ai nonni che devono badare ai nipoti, cucinando e prendendosi cura della casa, basta che siano presenti i genitori, i quali, tramite il loro lavoro, si procurano il denaro necessario per garantirsi i servizi tecnologici che hanno rimpiazzato impieghi antichi, oggi non più svolti a mano: visto che manca il tempo materiale per esplicare funzioni vitali, come respirare, figuriamoci se si ha tempo, ad esempio, per cucinare (infatti si predilige consumare cibi ultra-processati, perché sono veloci da preparare, sebbene facciano seriamente male alla salute, a causa delle molecole nocive ivi contenute).

 

Recentemente, la lontananza imposta dalle norme pandemiche ha indotto molte persone a industriarsi per “fare da sole”, riducendo così la cerchia dei contatti delle persone frequentate.

Il detto “chi fa da sé fa per tre” è sacrosanto, perché è preferibile accettare la solitudine e allontanare le persone che possono essere nocive piuttosto che mettere a tacere la propria personalità per “piacere” a persone che pretendono di manipolare le sorti e le menti altrui, però è altrettanto vero che l’essere umano è un animale sociale, e quindi necessita di rapportarsi con i suoi simili per vivere la propria esistenza.

Dal momento che, con la frenesia caratteristica dei tempi moderni, le persone hanno perso il proprio ruolo nel mondo, come già descritto nell’articolo “4ever woman”, dove le donne devono essere sia donne che uomini, mentre gli uomini sono sempre più deresponsabilizzati, si è assistito ad una progressiva alterazione dei ruoli familiari, con la costante crescita di famiglie allargate e la diminuzione delle coppie che non divorziano.

 

Sebbene prima pensassi che l’evitamento del divorzio da parte dei genitori rappresentasse una garanzia di unione per la famiglia, dal momento che ero solita riscontrare problemi inerenti alla sfera affettiva nei coetanei che avevano assistito alla separazione dei propri parenti, ho appreso a mie spese che all’interno di una famiglia, i membri possono essere disuniti anche se, formalmente, i legami familiari appaiano integri.

Questo succede perché, spesso indipendentemente dalle persone stesse, accadono eventi che mettono in luce le debolezze, l’egoismo e l’incapacità di mettere da parte le proprie priorità per aiutare il sangue del proprio sangue al momento del bisogno, determinando nei “forti” sentimenti di repulsione nei confronti dei “deboli”, perché i “forti” non vogliono essere depauperati di energie e tempo, che non potranno mai essere restituiti da parte di coloro che hanno chiesto tali aiuti; mentre i “deboli” vivranno con odio e rancore tale abbandono, che impedirà loro di riallacciare i rapporti che precedentemente avevano instaurato con gli altri familiari.

Una descrizione emblematica e toccante della situazione appena citata è rappresentata brillantemente da uno dei miei romanzi preferiti, ossia “Espiazione”, traduzione italiana di “Atonement”: romanzo scritto da Ian McEwan, pubblicato nel 2001.

La protagonista del romanzo è Briony Tallis, la quale, nella prima parte del romanzo, ha 13 anni, e sta vivendo gli anni turbolenti dell’adolescenza, età in cui non ci si sente più bambini ma non si è ancora adulti.

Essendo la più piccola della famiglia, è abituata a vivere insieme “ai grandi”, dal momento che i suoi fratelli maggiori (Leon e Cecilia) hanno più di 20 anni.

Nella prima parte del romanzo, viene narrato il fermento dei preparativi per la cena che si svolgerà nella casa di campagna dei Tallis, durante la quale saranno ospiti i cugini della protagonista, e un amico di Leon, Paul Marshall.

Durante la cena accadranno una serie di eventi che comporteranno la distruzione di quella che appare essere una famiglia unita: innanzitutto si nota il grande divario che c’è tra Leon e Cecilia, quasi coetanei, e la sorella minore Briony.

Quest'ultima; vivendo la maggior parte del tempo in solitudine, senza beneficiare nemmeno della compagnia della madre, la quale appare essere una donna debole, sofferente di emicrania, impotente; ha sviluppato una personalità eccentrica, la quale viene nutrita dalle sue ferventi fantasticherie, nelle quali si mescolano i confini tra realtà e fantasia.

Briony concepisce drammaticamente gli eventi che si sviluppano attorno a lei: fermamente decisa nella sua volontà di diventare scrittrice, vive la sua vita come se fosse un romanzo.

 

La figura paterna è rappresentata dall’assenza di quest’ultimo. Jack Tallis è un alto funzionario di Stato, il quale si trattiene spesso in città, e rappresenta l’uomo forte dell’epoca, capace di tenere le redini della famiglia detenendo il potere economico col quale può controllare la vita delle persone che dipendono da lui stesso.

In un tempo precedente a quello in cui inizia la narrazione, Jack Tallis aveva deciso di sovvenzionare gli studi di Robbie Turner, il figlio della domestica impiegata presso la famiglia Tallis. Robbie è un uomo brillante, coetaneo di Cecilia, per la quale scopre di provare dei sentimenti.

Durante la cena, Robbie e Cecilia si dichiareranno per la prima volta a vicenda, ma Briony interpreterà male i segnali che i due si sono scambiati, e da questo momento in poi formulerà una serie di deduzioni sbagliate, basate su molteplici incomprensioni, che culmineranno nella rovina della vite di Robbie e Cecilia.




Nonostante Briony sia l’antagonista all’amore nato fra Robbie e Cecilia, i quali rappresentano due paladini onesti, che lottano fino alla fine per difendere i genuini sentimenti che provano reciprocamente dal mondo ipocrita e falsamente perbenista rappresentato dagli altri personaggi del romanzo, i quali voltano loro le spalle, non riesco a non provare pietà nei suoi confronti.


 

Non approvo la condotta di Briony, ma posso capirla. L’errore di Briony è stato quello di essere troppo piccola per comprendere a pieno gli eventi succedutisi durante la cena dell’estate in cui aveva 13 anni. Quindi, a causa del suo travisare, si ritroverà ad affermare il falso, spinta da un ingenuo sentimento di rivalsa, nato, per dimostrare di essere “grande” quanto i suoi fratelli, per dimostrare, attraverso la sua sicurezza ed eccentricità, di essere degna di essere accettata nel mondo degli adulti, i quali altrimenti non le riserverebbero alcuna attenzione, punendo Briony, a causa della distanza d’età che la separa da loro, dimostrando di provare disinteresse nei suoi confronti.

Briony colma il vuoto provato nella vita con la propria fervente immaginazione, idealizzando una versione di lei che non esiste, e che appare saggia e forte, capace di districarsi nella situazione confusa che si profila durante la cena dell’estate del 1935, illudendosi di aver sconfitto il “cattivo”, dimostrando di “poter proteggere” quegli stessi adulti che non l’hanno protetta dalla solitudine e da se stessa.

Parallelamente a questo evento drammatico vissuto da una ristretta cerchia di persone, si profilano le atrocità della Seconda Guerra Mondiale che investono il mondo intero, e vengono messi in rilievo la degradazione vissuta dai soldati inglesi inviati a combattere in Francia (tra i quali c’è anche Robbie), e gli orrori delle ferite riportate dai soldati curati negli ospedali inglesi, dove la stessa Briony studia da infermiera.

Briony riesce a diventare consapevole di aver rovinato la vita della sorella e di Robbie a causa della propria ottusità infantile, e cerca di espiare le proprie colpe prestando aiuto agli altri come infermiera, sebbene tale occupazione non le procuri alcuna soddisfazione.

Continuerà ad espiare le proprie colpe per tutta la vita, perché prima di morire, scriverà un romanzo nelle cui pagine verrà custodita questa storia, per testimoniare, finalmente, la verità.

 

Quindi ho riportato questo esempio letterario per consigliarvi di leggere questo libro meraviglioso, e per riflettere sul fatto che, anche all’interno delle famiglie ci sono fraintendimenti e contese, e forse nell’era moderna è aumentato l’egoismo e l’incapacità di confrontarsi con i propri simili, mettendo in risalto quanto si sia incapaci di fermarci a riflettere, per fare un esame di coscienza, e capire se i propri comportamenti possano nuocere agli altri.

La famiglia è come una piccola società, quindi, se i membri di una famiglia si fanno la guerra, questa crescerà esponenzialmente fino a riguardare paesi, nazioni, e quindi il mondo intero, creando tanto odio e distruzione inutili.

È triste sapere che, nonostante siamo nel 2022, ancora si continui a ripetere gli errori del passato, invece di imparare da essi e migliorarci, cercando di instaurare la pace, che permette di sostenersi a vicenda e di crescere insieme, condividendo le proprie virtù per aiutarci reciprocamente.

Ho arricchito l'articolo con le foto di fiori scattate nei dintorni, tra le quali, alla fine dell'articolo, ho inserito anche un disegno realizzato da me, raffigurante il mio fiore preferito, ossia il tulipano, sebbene mi interessino anche altri fiori e piante. Ho pensato che avrei creato un paradosso mettendo a confronto l'essere umano, con le sue debolezze e meschinità, e la natura, con la sua potenza leggiadra: in realtà, l'essere umano, con tutte le sue pretese sulla natura, resta pur sempre minuscolo se messo a confronto con la natura che lo circonda; e non importa quanto possa cercare di piegarla al proprio volere, perché la natura troverà un modo per ricordare all'essere umano che, come ognuno degli abitanti di questo meraviglioso pianeta, deve rispettare i propri spazi e quelli degli altri esseri viventi, sia che siano animali o vegetali.

Perché soltanto rispettandoci l'un l'altro possiamo raggiungere lo scopo comune a tutti, ossia la continuazione della vita.

E attraverso il rispetto, tutti potranno avere il necessario per sopravvivere e per far sopravvivere la prole, senza la necessità di distruggere l'esistenza di altri esseri viventi, sapendo che, in guerra, perfino i propri simili subiranno atroci sconfitte, che infine, distruggeranno Madre Natura, e con essa, tutto sarà distrutto.

Quindi, come recita la strofa tratta dalla canzone "Nel Meriggio d'Or" (versione italiana del cartone animato "Alice nel Paese delle Meraviglie" del 1951 prodotto dalla Walt Disney Productions), "imparar puoi tante cose dai fiori".

Con questo consiglio di lettura e questi spunti di riflessione vi lascio, e vi auguro buon proseguimento di giornata, sperando di avervi incuriositi con il mio articolo.

Alla prossima!


Maria Romanelli


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