L’infinito: un brano di Adriana Cinardo

Adriana è conosciuta su questo blog come “la ragazza che ha scritto Davide”. Quel testo musicale così importante e che le ha fatto guadagnare un posto nel cuore di tutti noi.

Oggi Adriana presenta un brano diverso, una tematica più intima e personale dal titolo leopardiano...


 

L'Infinito (11 pm)

15/06


Io c'ho voglia di scrivere, ma non ho tempo né testa,

Mi vedo un po' in bianco e nero, ma tu aspettami, resta.

Sono un po' paranoica, me la prendo per tutto,

Sto cercando di crescere, di scrollarmi via tutto.


Di scrollarmi la pioggia diventata un po' fango,

Liberar dal cemento le mie braccia e il mio ego,

Che mi ha spinto sul letto e ad erigere un muro,

E a forza di costruire io c'ho costruito un castello.


C'ho trovato un riparo nelle notti in tempesta,

Per chi riduce i miei sogni in fogli di cartapesta,

Per chi dice "Sei grande!" e lo pensa per davvero,

Ma io penso stia mentendo, che poi tanto non è vero.


Mi sento come un pugile che non sa contrattaccare,

Sta sulla difensiva, sa sempre e solo incassare,

Ma stavolta sferra un pugno per distruggere quel muro,

Per Leopardi era siepe, per me sbarre verso il mare.


17/06

RIT. Ma come fai a non vedere il bello della vita?!

Respiri ancora, tienitela stretta tra le dita.

A cosa serve stare con uno scudo davanti,

E non ti godi il panorama che hai a te davanti!

No, non pensare che sia troppo presto o troppo tardi,

Decidi tu i tempi del gioco, non è mai finita

Se credi che ci sia qualcosa dietro l'orizzonte,

C'è il mondo, c'è la gente, lì c'è tutto l'infinito.


2 STROFA

Sto scrivendo da giorni, io non mi raccapezzo

Perché è così difficile fare quello che penso?!

Non è così difficile essere se stessi,

O forse è meglio scappare quando ci sentiamo persi.

Sono un pesce fuor d'acqua, sono inadeguata,

Per questa gente che dice battute a voce sguaiata,

Per chi si mostra più forte di tutto e tutti, ma è solo

L'ennesimo pagliaccio che un giorno rimarrà solo.


RIT. Ma come fai a non vedere il bello della vita?!

Respiri ancora, tienitela stretta tra le dita.

"Addà passà 'a nuttata", niente dura in eterno,

Ma conta quello che tu fai durante il brutto tempo.

Non voglio mettermi fretta, voglio imparare dagli errori,

E per la prima volta godermi tutto il viaggio,

Voglio sbagliare per trovare la forza di ricominciare,

Che poi tanto chiudo gli occhi ed è arrivato un altro maggio.



Tu credi che ci sia qualcosa dietro l'orizzonte,

C'è il mondo, ci son anime, c'è tutto l'infinito!





Un mare sfocato per un testo in cerca di melodia. Perché Adriana me lo ha presentato così: un brano che è partito alla forte ricerca di una base nella sua testa, non lasciandosi abbattere dalle sbarre del mare.


Ma le parole sembrano prendere musica da sole. Riusciamo ad immaginare un’autrice che in un 15 giugno alle 11 di sera, in un giorno magari un po’ buio e tra le pareti di una cameretta, si siede e scrive metafore. Scrive della sua voglia di scrivere, un desiderio di rimanere attaccata all’esistenza e alla sua parte irrazionale smussata e rapita dal raziocinio, dal dovere, da ciò che la vita ci pone davanti; una vita che trasforma la romantica pioggia in un fango appiccicoso, pesante, e che la rende un pugile abbastanza forte da stare sull’arena, ma non così tanto da poter attaccare. Qui il mare è sfocato, la vista offuscata, le lacrime si mettono come veli e macigni e la musica non sembra ampliarsi oltre una triste melodia di pianoforte; ma poi le note cambiano, la percezione pure.


La canzone non esiste ma in realtà la si sente; è esistenziale, riflette su temi che riguarderebbero chiunque. Adriana scrive il ritornello due giorni dopo la prima strofa e lo fa presente, con una connotazione che può sembrare banale ma che si lascia interpretare: il dolore non dura per sempre, ed anche laddove il senso di inadeguatezza si fa sentire la vita va oltre. La gabbia che intrappola forte tutti noi diventa la siepe di Leopardi, la linea dell’orizzonte, un limite che serve solo a ricordarci dell’infinito.

Ed è proprio questo il titolo del brano.


Perché questo è ciò che deve passare: la vita non è perfetta ma è giusta così com’è. È troppo breve per stare ad indagare sul suo senso. Allora assaporiamola e basta, senza mai limitare lo sguardo verso il niente.


 

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