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La musica e la vita: un’esperienza in divenire

Intervista a Stefano Lentini



“E pure il profumo di queste lenzuola non cancella il fumo della pistola […] No, non è andata così, nun è jut accussì”. Chiunque abbia un social avrà sicuramente sentito, almeno una volta, queste parole. Si tratta di “Tic Toc – Non è andata così”, ed è uno dei brani più apprezzati dai fan di “Mare Fuori”. Arrivata alla terza stagione e alle riprese della quarta, questa serie ha ormai spopolato in Italia (e non solo), dimostrando che non è l’uso del vernacolare a limitare la diffusione di un valido prodotto cinematografico, anzi è un’opzione più che possibile nonché assolutamente realizzabile.

Ad essere apprezzato non è soltanto la storia di ragazzi che hanno sbagliato (a raccontare questo sono bravi tutti), quanto lo sviluppo di determinate dinamiche all’interno dell’IPM che incollano allo schermo lo spettatore, il quale resta col fiato sospeso fino alla fine. Questa componente, oltre alla presenza di un cast eterogeneo che vede come protagonisti attori giovanissimi (belli e bravi), ha permesso a questa serie, nel giro di appena tre anni, di spiccare il volo e di arrivare sempre più in alto.




Qualsiasi prodotto cinematografico che si rispetti, però, non può non essere accompagnato dalla sorella, la musica o, per meglio dire, la colonna sonora. È stata prima citata “Tic Toc”, ma sono tanti i brani che, ascoltate le prime note, vengono collegati immediatamente alla serie: “’O Mar For”, certificato disco di platino, “Ddoje Mane”, stendardo della speranza per un futuro migliore, “Sonata dell’incontro per pianoforte a quattro mani”, brano INTERAMENTE STRUMENTALE immediatamente riconducibile al primo incontro dei personaggi Filippo e Naditza, sigillo del loro amore, e per ultimo, ma non per importanza, “Origami all’alba”, doppio disco di platino.

 




Al di là delle certificazioni, queste canzoni hanno dei significati ben precisi che appartengono sì al filone dei temi affrontati nella serie, ma sono attuabili anche nella vita quotidiana, come nel caso di “’O Mar For”, divenuta specchio del disagio, senso di costrizione e di incertezza provati durante i tre anni di pandemia, sentimenti riscattati dalla frase “Nun te preoccupà guagliò, ce sta ‘o mar for”, che indica una propensione (solitamente giovanile) a credere in un futuro migliore nonostante le difficoltà attuali.

Sono tanti gli artisti che hanno lavorato, in primo piano o dietro le quinte, alla realizzazione di colonne sonore così incisive. Noi di MomentiDiVersi abbiamo avuto l’onore di chiacchierare con il Maestro Stefano Lentini, polistrumentista e compositore di colonne sonore cinematografiche.


Salve e benvenuto al “salottino Mare Fuori”. Io e le ragazze di “MomentiDiVersi” La ringraziamo per aver abbracciato questo progetto. Iniziamo con la nostra intervista-chiacchierata. Il Suo nome rimanda alla composizione di colonne sonore per cinema e televisione. Ma vorrei iniziare dagli albori: spulciando online ho scoperto che la chitarra è stato – potremmo dire – il filo conduttore della Sua prima formazione. Negli anni ’90 ha collaborato come chitarrista con la cantante Laura Polimeno, alla Basilica di Santa Maria degli Angeli di Roma ha scritto la Sua prima opera e ha avuto l’onore di conoscere il chitarrista folk inglese John Renbourn. Quanto questo strumento ha influenzato le Sue produzioni passate e, perché no, anche recenti?

La chitarra è lo strumento con cui sono cresciuto e che sicuramente ho suonato di più, è stato lo strumento su cui ho fatto molta ricerca, esplorazione, soprattutto attraverso l’uso di accordature non-standard mutuate dalla tradizione fingerpicking o inventate. Oggi la chitarra è sempre presente nelle mie colonne sonore, anche se non ho ancora avuto modo di utilizzarla al massimo delle sue potenzialità. Molta della musica che creavo da ragazzo per chitarra non è molto adatta per la musica da film perché tende ad accentrare l’attenzione su movimenti molto veloci; sicuramente però i cromatismi, gli accordi aperti, la ricerca melodica, sono caratteristiche sempre presenti.


Il cinema: quando è piombato nella Sua vita e come ha reagito quando Le è stata proposta l’idea di unire l’audiovisivo a un prodotto musicale come il Suo?

È stato un evento casuale, un percorso che non stavo cercando e che è accaduta a tappe: prima un corto in cui dovevo emulare alcune musiche di Franky Hi-NRG perché gli autori non avevano le autorizzazioni e avevano bisogno di musiche alternative per partecipare a dei concorsi, poi una collaborazione come assistente, tecnico del suono, co-compositore, orchestratore, poi una colonna sonora. Quindi il processo è stato più simile ad un’esperienza in divenire in cui anche la mia musica è cambiata e in cui ho scoperto nuovi linguaggi.




Diverse sono state le Sue produzioni di colonne sonore cinematografiche: dal cortometraggio “Smart” di Leonardo D’Agostini nel 2005 a “Bakhita” di Giacomo Campiotti nel 2009, fino alle tre stagioni di “Braccialetti rossi” (2014-2016), le tre di “La porta rossa” (2017, 2019, 2023) e “Gli orologi del diavolo” del 2020. Immagino che comporre musica per film/serie tv sia un lavoro ben diverso dal produrre opere musicali “a sé”. Quanto è stato fondamentale per la Sua formazione artistica lavorare per il cinema e, in particolare, per le produzioni citate?

Ogni pellicola è fatta di tanti momenti, difficoltà, ostacoli, traguardi, piccoli fallimenti e vittorie e ciascuno di essi ha sicuramente influito nella mia esperienza complessiva. In generale ti posso dire che lavorare nel cinema mi ha offerto l’opportunità unica di dovermi misurare con le scadenze stringenti poste da altri. La produzione, il regista, le consegne in generale, mi hanno obbligato a circoscrivere la composizione entro un recinto prima di tutto temporale e poi anche stilistico. Questo lavoro sui confini mi ha dato tantissimo, mi ha insegnato la disciplina, la direzione, la chiarezza.



 

Mare Fuori: qual è stata la Sua prima impressione quando Le hanno presentato questo progetto? Inoltre, quanto lavoro di introspezione e di profonda comprensione della serie c’è voluto per creare dei capolavori che traducessero in note (ed emozione) le battute (e le sensazioni) degli attori?

L’oppressione del carcere è stato il primo grande tema che ho affrontato. La vita dentro le mura, le sbarre, le ore d’aria. Il lavoro sulle emozioni è stato fatto proprio sulle storie dei singoli protagonisti o sugli intrecci nel tentativo di trovare delle forme di espressione coerenti con tutti gli sviluppi.


Intervista a Stefano Lentini Mare Fuori (The Sea Beyond) | NETFLIX SERIES



MARE FUORI 3: Backstage della Colonna Sonora | Stefano Lentini



Vorrei partire proprio dall’album dell’ultima stagione di Mare Fuori per ricollegarmi agli altri due. Nell’ultimo album si intravede un maggiore uso di effetti elettronici (mi corregga se sbaglio) rispetto agli album della prima e seconda stagione. Nel caso di Violet Suite, si incontrano essenzialmente sia all'inizio che verso a metà brano, quando essi fanno da tappeto agli archi. Qual è la ragione dietro a questa scelta stilistica?

Si, è corretto. Ho scelto deliberatamente la dissonanza, lo scontro, l’asprezza per raccontare l’essenza del personaggio “rotto” di Viola, un personaggio dal comportamento imperdonabile, ingiustificabile, dentro la cui storia troviamo tuttavia eventi traumatici che raccontano la nascita della follia e della scissione. È l’eterno dilemma del dolore e della sua nascita, della vittima e del carnefice.


Il terzo album resta fedele alla scelta effettuata negli altri due di creare un filo connettore tra i brani riproponendo, anche all’interno dello stesso album, paste musicali simili tra loro. È il caso di Requiem del Mare e Canto dei Canti e Tema del Mare Atto Secondo (album 1° e 2° stagione, tracce 1 e 13, 9), I Tuoi Diritti e La Banalità del Male (3° e 2° stagione, tracce 7, 8), Karma Giorno e Un Giorno il Cielo è Bello (3° e 1° stagione, tracce 8, 33), Intreccio Pericoloso e Mare Mosso (3° e 1° stagione, tracce 9, 29) (ce ne sarebbero altri ma non voglio dilungarmi). Un po’ come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, che sembra quasi un solo e unico brano e non un insieme di tracce distinte…

Il mio approccio alla colonna sonora è proprio quello del concept-album. Mi piace affrontare tutta la costruzione della colonna sonora come un’opera, una sorta di grande suite composta da diversi atti.


Prima di concludere, vorrei accennare al brano Tic Toc – Non è andata così, presente anche nell’album della terza stagione. Se non ricordo male, in questo brano è Ciro Ricci a raccontare la sua storia (ricordiamo che la voce è del mitico Gennaro della Volpe, in arte Raiz, che nella serie interpreta Don Salvatore). Perché è stato inserito un brano che vede come protagonista un personaggio morto? O vorrà dire che Ciro in realtà è vivo? Scherzo, ovviamente e faccio un appello a tutti i “Cirofili”: Ciro è morto, non c’è niente da fare.

Non ci sono connessioni di natura misteriosa tra la scelta della voce di Raiz e la storia di Ciro. Semplicemente delle circostanze che ci hanno fatto incontrare e la scelta di Raiz di affrontare questo tema nel testo della canzone.




Le faccio un’ultima domanda: penso che per un musicista uno tra i sogni nel cassetto sia quello di calcare il palco di Sanremo. È stato così anche per Lei?

Una decina d’anni fa volevo provare a parteciparvi come cantante, ma poi ho mollato l’idea perché ho capito che non avevo una voce adatta. L’invito di quest’anno è stato del tutto inaspettato e l’ho abbracciato con grande entusiasmo soprattutto stimolato dall’idea di poter lavorare con l’orchestra di Sanremo di cui ho grandissima stima.


Infine, ha dei progetti che vorrebbe realizzare in futuro?

Lavorare con i Metallica.


La ringrazio per la Sua estrema disponibilità. È stato davvero un onore poter chiacchierare con Lei. Ad maiora!

 


 

Per leggere la mia precedente intervista a Stefano Lentini clicca qui:

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