Mille e un articolo

Ciao a tutt* :)

Questo è il dodicesimo articolo della rubrica “Tempesta del Pensiero”, inserita all’interno del blog Momenti DiVersi.


Questo mese, vorrei dedicare spazio al misterioso, trascendete, esotico Oriente facendo un focus su due paesi in particolare, ossia il Giappone e la Cina.


Conosco molte persone appassionate delle lingue e culture orientali, le quali hanno intrapreso studi inerenti a tali insegnamenti; e perfino persone che, senza addentrarsi nello specifico, si dilettano a leggere manga e a guardare anime, quali tipologie di intrattenimento apprezzate al pari di "romanzi e film occidentali".


Premetto di essere digiuna di conoscenze sia professionali che amatoriali, tuttavia, vorrei condividere con voi le informazioni da me possedute.


Quindi, al fine di poter procedere con la mia dissertazione, mi preme presentarvi un uomo eccezionale, se non lo conosceste già, ossia Giacomo Puccini.

Egli è stato un operista italiano considerato tra i più rilevanti di tutti i tempi, il quale, successivamente alla creazione delle prime composizioni radicate nella tradizione dell'opera italiana, sviluppò gusto anche per l’esotismo, di cui si imprimono due capolavori quali “Madama Butterfly” e “Turandot”.



“Madama Butterfly”, completata nel 1903, è un’opera in tre atti, e narra la tragica vicenda di una donna giapponese, la quale cambia il nome legittimo (adottando quello di Cio Cio-san, tradotto in Madama Butterfly) e rifiuta la propria religione in nome della fedeltà e dell’amore che è pronta a consacrare al marito Pinkerton, ufficiale della marina statunitense, nonostante non venga ricambiata.



“Turandot” è un’opera in tre atti e 5 quadri (parti in cui si divide un atto), la quale è stata completata da Franco Alfano, poiché Puccini si spense prima di poterla ultimare. L’opera è ambientata a Pechino, in epoca non ben definita, e narra della principessa sanguinaria Turandot, la quale, con l’obiettivo di non doversi sottomettere ad un uomo, e di evitare che il suo regno cada nelle mani di un leader straniero, sfida i suoi pretendenti a risolvere enigmi difficilissimi, con la condizione che la pena inflitta in caso di fallimento sia la morte.




Dal mio punto di vista, se penso a paesi quali Giappone e Cina, basandomi sulle immagini di giardini rigogliosi, cerimonie del tè, rispetto per gli antenati, celebrazioni di festività che implicano l’esplosione di turbinii di colori, musiche e sapori, resterei stupefatta dall’atmosfera travolgente, carica di mistero, trasmessa da queste visioni fulgide, impregnate di significati ancestrali, tramandati di generazione in generazione nel corso dei periodi storici che si sono succeduti.


Tuttavia, credo che non sia corretto avere una visione idilliaca di questi paesi e delle loro culture, con atteggiamento assolutamente positivo, basandosi sull’illusione che questi siano dei veri e propri loci ameni, caratterizzati solo ed esclusivamente dall’incontaminata natura ambientale ed umana.


Infatti, ci sono molti aspetti culturali che, nel pieno rispetto del contesto a cui appartengono, possono comunque destare delle riflessioni, e perfino determinati atteggiamenti nell’ambito delle scelte politiche ed economiche possono diventare materia di dibattito.


Per esempio, ne “Madama Butterfly”, emerge che, in seguito al suicidio del padre, Cio Cio-san cade in disgrazia, e il matrimonio diventa lo strumento col quale può riscattarsi.

Tuttavia, l’atto di doversi consegnare ad un altro uomo che non sia il padre non basta per preservare l’onore, perché, in seguito alla prova schiacciante di esser stata tradita dal marito, la donna è costretta a suicidarsi a sua volta, seguendo il rito Jigai, praticato esclusivamente dalle donne giapponesi (rappresentato nell'immagine a fianco).

Non conoscevo questi usi e costumi in merito all’onore, e non voglio condannarli perché sono giustificati all’interno del contesto culturale; tuttavia, penso sia doveroso evidenziare quanto questi siano severi, e che, soprattutto, vadano maggiormente a discapito delle donne, le quali devono mettere in atto gesti estremi per difendere il proprio onore dalla precedente defraudazione da parte degli uomini.

Inoltre, avvicinandosi ai tempi moderni, in particolare parlando degli anni in cui si è consumata la Seconda Guerra Mondiale, sebbene si discuta ampiamente dei lager disseminati in Europa, è bene sapere che anche il Giappone era coinvolto nei progetti dell’Asse nazifascista, e quindi, perfino i giapponesi eressero campi di prigionia, esponendo gli internati a lavori forzati, alle intemperie, agli stenti e alle malattie, come narrato nel romanzo “Empire of the Sun” redatto da J.G. Ballard attingendo al repertorio di eventi a cui è stato testimone durante l’occupazione giapponese di Shanghai e nel periodo di reclusione nel campo di Lunghua.

Avvicinandosi ancora di più ai giorni nostri, è noto che il governo giapponese ha autorizzato la pesca illegale di specie protette, come la balena, a partire dal 1° luglio 2019, senza considerare che, tra pesca eccessiva ed inquinamento, la bio-diversità del nostro pianeta è sempre più minacciata. [1]

Collegandomi al tema dell’inquinamento, si sa che il governo giapponese ha deliberato il rilascio nel Pacifico dell’acqua con la quale è stato raffreddato il nocciolo della centrale nucleare di Fukushima Daichii, dopo la sua esplosione in seguito ad un terremoto e ad uno tsunami verificatisi nel 2011, poiché questa è la soluzione più economica da attuare, ma anche la più sconsiderata, poiché non prende in considerazione i risvolti negativi che provocherà sulla salute dell’ambiente e dell’uomo. [2]


Anche la Cina è un grande produttore di inquinamento, il cui impatto a livello globale è estremamente elevato, in quanto, l’inquinamento del territorio comporta, a lungo andare, l’impoverimento in materia di economia e salute della stessa popolazione. In pochissimi anni, la Cina ha incrementato esponenzialmente l'industrializzazione e la crescita demografica, aumentando quindi lo sfruttamento delle risorse senza rispettare i protocolli redatti per salvaguardare l’ambiente, quale il protocollo di Kyoto, volto a contrastare il surriscaldamento globale limitando la produzione di anidride carbonica. [3]

Tale questione è sollevata anche nel romanzo dal titolo “Sichuan” di Alessandro Gobbicchi, insegnate di sociologia in prestigiose università italiane ed estere, nelle cui pagine, sebbene attraverso le voci di personaggi fittizi, vengono descritte le vicissitudini vissute realmente dalle popolazioni con cui lo scrittore è venuto a contatto durante i suoi viaggi nella campagna cinese.


Inoltre, la stabilità mondiale non è minata soltanto dalla discutibile posizione della Cina in merito ad attuare misure contenitive delle emissioni nocive per contrastare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici, ma anche dalle continue tensioni fra Cina continentale e Taiwan.

Taiwan si afferma un Paese indipendente, mentre la Cina continentale considera Taiwan una provincia ribelle da dover riannettere, anche con la forza se necessario, infatti, sulle coste cinesi sono situati svariati missili, puntati in direzione di Taiwan. La questione è ulteriormente complicata dalle relazioni che entrambi i paesi hanno con gli USA, e infatti, il 2 agosto 2022, in seguito all’arrivo di Nancy Pelosi a Taipei (sede del governo centrale di Taiwan) con l'obiettivo di rinsaldare i rapporti tra Taiwan e USA, si sono succeduti movimenti militari e lanci di missili in risposta da parte della Cina continentale. [4]


Riallacciandomi all’ambito della sfera culturale, vorrei citare il tradizionale “Loto d’oro” o “Giglio d’oro”, ossia il risultato della pratica di deformazione artificiale mediante fasciature dei piedi delle donne, attuata in Cina fino alla graduale scomparsa durante il XX secolo. L’andamento claudicante indotto dalla fasciatura dei piedi rendeva le donne impossibilitate a svolgere lavori pesanti, e questa caratteristica era indicava del fatto che le donne avrebbero potuto esser date in spose a uomini appartenenti a ceti abbienti, i quali avrebbero potuto mantenerle nonostante fossero disoccupate, poiché disponenti di ingenti ricchezze. Addirittura, se una ragazza fosse stata molto povera, avrebbe potuto essere venduta come concubina, e il suo prezzo sarebbe variato a seconda della dimensione dei piedi. Alla base del “Loto d’oro” o “Giglio d’oro” sta il concetto che impedire alla donna di muoversi liberamente, a causa dell’equilibrio precario indotto dalla deformazione dei piedi, significa obbligarla a sottomettersi completamente all’uomo, in quanto la donna, non potendosi allontanare da casa e non potendo lavorare, è costretta a dipendere completamente dall’uomo poiché priva di autonomia fisica ed economica.


Questo è un esempio eclatante del fatto che, se da una parte le tradizioni servono a caratterizzare un popolo, permettendo ad esso di coltivare nel proprio animo uno “spirito di appartenenza”, è bene anche sviluppare il senso critico per valutare se una tradizione sia più o meno nociva per altri aspetti, come dal punto di vista della salute fisica e anche psichica, capendo che, qualora risultasse inadeguata, una tradizione non dovrebbe essere necessariamente abrogata, ma per lo meno modificata, per il bene della comunità stessa.


In conclusione, mi ricollego all’opera “Turandot” per riassumere il concetto che vorrei trasmettere con questo articolo: solo il fatto che “Turandot” non sia stata terminata da Puccini stesso rende il finale incerto, e l’opera si carica di un’aurea

mistica e suggestiva, in quanto nessuno sa effettivamente come Puccini avrebbe voluto che la storia si sviluppasse. Questo aspetto è già di per sé sufficiente ad incarnare il fascino dell’Oriente: territorio del quale, sebbene oggi si conoscano i confini, le tradizioni, le lingue... continua a mantenere delle caratteristiche ambigue, transitorie, mutevoli, e pare che sia impossibile cogliere la vera autenticità di ogni cosa, perché sembra che tutto sfumi e trascenda, senza cristallizzarsi un una forma ben definita.

Tuttavia, bisogna prestare attenzione, soprattutto se si è incauti avventori in procinto di avvicinarsi a questo mondo solo perché guidati da un ingenuo spirito di avventura, e molto spesso dal “ho sentito dire che, insomma cioè, figo tutto quello che è collegato all’Oriente”, perché non dobbiamo credere ad ogni favella male interpretata che circola in giro.

Infatti, un conto è essere al corrente dei perché celati dietro ai tratti peculiari della cultura orientale, possedendo quindi una vasta conoscenza e sviluppando la capacità di collegare le cause storiche, sociali, economiche, artistiche, tradizionali al verificarsi dei determinati effetti che hanno attirato la nostra attenzione perché apparentemente “strani e stupefacenti”; e un conto è essere ignoranti, e quindi inconsapevoli di basare i propri giudizi su stereotipi e falsi miti, che impediscono di provare il piacere unico ed inimitabile di scoprire la soluzione dei misteri in cui ci imbattiamo.


Quindi prendiamo l’Oriente, come qualunque altra cosa, per quello che è veramente, e non idealizziamo tutto ciò che ci viene propinato.


Infatti, che senso ha frenare la propria curiosità evitando di documentarsi, accontentandosi di rimanere “allucinati e meravigliati” di fronte a qualcosa di sconosciuto, quando sarebbe interessante apprendere nuove informazioni, oppure confutare quelle erronee? Con questo quesito esistenziale io vi lascio, e spero che l’articolo sia stato di vostro interesse.

Alla prossima!


Maria Romanelli


Bibliografia


[1] Addio alla moratoria, riprende la caccia (illegale) di balene in Giappone – giornale online Open fondato da Enrico Mentana

[2] L’acqua radioattiva di Fukushima finirà in mare (con qualche incognita) – giornale online Focus, articolo di Elisabetta Intini

[3] Inquinamento in Cina – articolo di Anna De Simone

[4] La questione taiwanese: che cos’è e perché è importante – giornale online ilGiornale.it, articolo di Federico Giuliani

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