"Mio fratello è figlio unico, e ti amo Mario"

Ciao a tutt* :)

Siamo arrivati al settimo numero della rubrica “Tempesta del Pensiero”, e vorrei dedicare questo articolo ad una “data molto particolare”, ossia il 2 giugno.

In questo giorno, nel 1946, in Italia è stato indetto il referendum istituzionale con il quale il Nostro Paese è diventato una Repubblica Parlamentare; e in questo giorno, nel 1981, è morto Rino Gaetano.

Rino Gaetano non è soltanto uno tra i miei cantanti preferiti, ma è perfino una figura di riferimento, in quanto incarna valori che, purtroppo, oggigiorno sono considerati obsoleti.

Rino Gaetano ha cantato tante verità con una voce sincera, che proveniva dal cuore, senza mascherare il proprio pensiero dietro a “falsetti e trucchetti”, denunciando i comportamenti ipocriti propri dei suoi coetanei, che vengono riproposti anche ai giorni nostri, facendo sì che le canzoni di Rino Gaetano risultino sempre attuali.

 

Quando mai “un fratello è figlio unico”? Cosa può significare una frase talmente “assurda”?

A primo impatto può sembrare che un’affermazione simile non stia né in cielo né in terra; eppure, ha un incredibile impatto sull’animo dell’ascoltatore paziente, il quale, come Mario “non giudica mai qualcosa senza prima conoscere”.

Ma andiamo per ordine, intanto riporto qui il testo della canzone e la copertina dell'album.


"Mio fratello è figlio unico Perché non ha mai trovato il coraggio d'operarsi al fegato E non ha mai pagato per fare l'amore E non ha mai vinto un premio aziendale E non ha mai viaggiato in seconda classe Sul rapido Taranto-Ancona

E non ha mai criticato un film Senza prima, prima vederlo

Mio fratello è figlio unico Perché è convinto che Chinaglia Non può passare al Frosinone Perché è convinto che nell'amaro benedettino Non sta il segreto della felicità Perché è convinto che anche chi non legge Freud Può vivere cent'anni

Perché è convinto che esistono ancora Gli sfruttati malpagati e frustrati

Mio fratello è figlio unico Sfruttato, represso, calpestato, odiato E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico Deriso, frustrato, picchiato, derubato E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico Dimagrito, declassato, sottomesso, disgregato E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico Frustato, frustrato, derubato, sottomesso E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico Deriso, declassato, frustrato, dimagrito E ti amo Mario

Mio fratello è figlio unico Malpagato, derubato, deriso, disgregato E ti amo Mario"

 

Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano, nato a Crotone in data 29 ottobre 1950 e morto a Roma in data 2 giugno 1981, è stato un cantautore italiano attivo negli anni Settanta. Come accennato sopra, è conosciuto per la sua voce ruvida, con la quale ha cantato testi apparentemente leggeri e disimpegnati, i quali contengono critiche e denunce nei confronti della società, espresse con acuta ironia.

La canzone “Mio fratello è figlio unico” è contenuta nell’omonimo album, il secondo creato da Rino Gaetano, inciso nel 1976. In questa canzone vengono affrontati i temi dell’emarginazione sociale, della solitudine e della frustrazione vissute quotidianamente dall’uomo medio, costretto a vivere in questo mondo difficile ed aspro, dove abitano tante persone senza identità.

Quando Rino Gaetano afferma che “mio fratello è figlio unico” perché “non” ha fatto determinate cose, come “pagare per fare l’amore” oppure “vincere un premio aziendale”, non vuole raccontare la vita strampalata di qualcuno soprannominato “Mario”, forse alter ego di se stesso, ma vuole affermare che Mario esiste come entità a sé stante, distinta dalla massa, perché Mario si allontana dai luoghi comuni che caratterizzano la “persona normale” degli anni Settanta, la quale “prende il rapido Taranto-Ancona”.

Mario non segue le mode che allora, come oggi, dettavano le regole del vivere sociale, e anche se “è fratello”, quindi legato ai suoi simili perché, nonostante tutto, anche Mario è un essere umano, “è figlio unico”, cioè è deriso, maltrattato, lasciato solo e in disparte.

Infatti, le altre persone non potranno mai comprendere Mario e instaurare rapporti con lui, perché, a differenza di Mario, hanno deciso di vivere una vita fittizia, piena di cliché messi in atto per essere accettati dalla società, senza essere consci, in realtà, di ciò che stanno facendo, diventando dei meri automi incapaci di autodeterminarsi, come fossero marionette lasciate sole (sole come un cane), costrette a recitare il proprio ruolo nello spettacolo della vita (questo, secondo me, è il significato della copertina dell'album "Mio fratello è figlio unico").

 

La frase emblematica e maggiormente esplicativa di questo concetto è proprio la mia preferita, ossia “E non ha mai criticato un film/Senza prima, prima vederlo”, la quale indica che Mario non permette agli altri di influenzare il proprio pensiero, e non si adegua ai giudizi che gli altri possono formulare, bensì decide con la propria testa, difendendo la sua libertà e la sua unicità. Tale affermazione denuncia che la gente non riflette prima di parlare, e non comprende a pieno il potere evocativo delle parole, perché le utilizza a caso ed erroneamente, come si può intendere anche dalla frase: "Perché è convinto che anche chi non legge Freud/Può vivere cent'anni". Secondo me, tale affermazione sostiene che è inutile leggere grandi opere soltanto per "vantarsi di essere dotti", senza comprenderne a pieno il significato, rendendo così la cultura fine a sé stessa.

Infatti, conoscere tante nozioni delle quali non è stato compreso il senso è una perdita di tempo; ed è inutile accumulare tante conoscenze se poi si vuole evitare di condividerle, instaurando confronti costruttivi con gli altri individui per ampliare gli orizzonti mentali propri e altrui, rendendo inutile anche la vita stessa, perché lo scopo dell'essere umano è quello di avere rapporti autentici con i propri simili, dal momento che, per definizione, l'uomo è un "animale sociale".

Il ritornello “E ti amo Mario” sembra essere uno “scimmiottamento” delle canzoni d’amore che all’epoca di Rino Gaetano andavano di moda, marchio della sottile ironia derisoria di cui sono impregnati i suoi testi.

L’ironia, la voce poco aggraziata, volutamente grezza, il suo essere unico e “fuori dagli schemi”, impossibile da classificare in una determinata corrente artistica, rendono Rino Gaetano un simbolo che mi ispira a cercare di guardare la realtà da diversi punti di vista, senza accontentarmi di basare le mie idee sui giudizi altrui, cercando di sviluppare il senso critico liberandomi da schemi standardizzati che, a lungo andare, bloccano la creatività, l’immaginazione e perfino la comunicazione, perché non si può dire soltanto ciò che gli altri vogliono sentirsi dire, accettando passivamente tutto ciò che “diventa di moda” solo perché in tanti ripetono le medesime azioni, spesso senza essere consapevoli del perché le mettono in atto.

 

Le canzoni di Rino Gaetano spaziano tra temi quali la denuncia sociale, l’emarginazione, la rivendicazione dei diritti delle donne: quest’ultimo argomento, descritto in maniera sublime nella canzone “Aida”, consente di figurarci davanti ai nostri occhi la vita di tante donne italiane, comuni e anonime, eppure bellissime, e dell’Italia stessa, patria accogliente e benevola, spettatrice di tanti eventi che l’hanno profondamente mutata, ma che ancora resiste.

Queste, e tante altre canzoni straordinarie sono state interpretate da Rino Gaetano, le quali possono piacere o non piacere musicalmente parlando, ma che, in maniera unanime, possono essere descritte come “vere e sincere”. Nella speranza di avervi incuriosito ad ascoltare i brani di Rino Gaetano, contribuendo a rendere la sua figura immortale, oppure di avervi riscaldato il cuore parlando di un argomento a voi già noto e ritenuto caro, vi saluto e vi ringrazio per aver letto il mio articolo.

Alla prossima!


Maria Romanelli

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