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Nostalgia

"Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggiava davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa:domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia…e una bella mattina…. Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato".

-F. Scott Fitzgerald "il Grande Gatsby"

Qual è il limite tra la nostalgia, quella dolorosamente piacevole, fatta di dolci ricordi a cui aggrapparci nei momenti più difficili per ritrovare la speranza, e il pensiero ossessivo di un passato che non tornerà? Quella di Gatsby è una storia di mancanza, di incapacità di "andare avanti", come si suol dire, di impossibilità di vivere nel presente, e Fitzgerald affronta il tema con estrema sensibilità. Per chi non conoscesse la trama di questo capolavoro della letteratura proverò a riassumerla un po'. Siamo nell'America degli anni 20 del '900(quelli del proibizionismo, per intenderci), Gatsby è un misterioso miliardario che ogni sera dà sfarzose feste nella sua lussuosissima e gigantesca villa. Nessuno dei suoi ospiti sa chi sia realmente, finché Gatsby in persona non decide di invitare il suo nuovo vicino di casa, Nick, ad una delle sue feste. Questo perché Nick era il cugino del grande amore passato di Gatsby, Daisy, con la quale aveva perso i contatti molti anni prima, quando era partito per la guerra. Gatsby spera, invitando Nick, che questo lo aiuti ad organizzare un incontro con la sua amata Daisy. Il piano va a buon fine e nonostante Daisy ormai sia sposata con Tom, un famoso giocatore di polo, Gatsby non si perde d'animo. Tutto ciò che ha costruito negli anni (le sue ricchezze, i suoi costosissimi e innumerevoli averi) era

tutto per Daisy. Era sempre stato tutto per lei. Aveva lavorato e guadagnato sempre e solo nella speranza di ritrovarla e poterle dare tutto ciò che lei desiderava. Ogni sua richiesta sarebbe stata esaudita, ogni suo capriccio sarebbe stato accontentato. Aveva vissuto per il suo fantasma, senza neanche essere sicuro che un giorno sarebbe riuscito a rintracciarla.


Gatsby è un uomo che vive nel passato. Ha tutto, tutto ciò che si possa desiderare al mondo. Tutti lo conoscono, ma nessuno lo conosce davvero. Diventa una figura leggendaria, girano storie assurde su di lui. Tutti lo rispettano e molti temono il suo potere. Ma a lui importa solo di Daisy. Ha tutto tranne ciò di cui ha davvero bisogno, tutto tranne l'unica cosa di cui necessita realmente:l'amore perduto di Daisy, la sua approvazione, la sua ammirazione. L'amore, l'approvazione, il rispetto e l'ammirazione di un ricordo. Ogni sera da casa sua osserva una luce verde. Quella luce è simbolo per lui di speranza, è ciò che lo tiene in vita, ciò che lo fa andare avanti. Quella luce indica la strada che può condurlo da Daisy. E quando alla fine la trova e, come tanti anni prima, la riconquista è sempre quell'amore, quella speranza, quella nostalgia per il loro amore passato che gli dà il coraggio di affrontare il dispotico marito della sua amata Daisy e di confessare i suoi sentimenti senza remore. Perché sa che ancora una volta Daisy cadrà tra le sue braccia. Perché è convinto che l'unico ostacolo che impedisca loro di rivivere il passato sia Tom. Potremmo pensare che Gatsby sia un illuso, ma le sue speranze, almeno in parte, si concretizzano. La sua è una nostalgia costruttiva e allo stesso tempo distruttiva. Lo tiene in vita, ma al contempo minaccia di rovinare tutto. Gatsby riesce a riconquistare Daisy, ma la storia non finisce qui. Non vi svelerò il finale(vi dico solo che non è un lieto fine), ma se non lo conoscessi le domande che mi farei sarebbero due: dunque il ritorno al passato è possibile? E se, dopo tutto ciò che aveva fatto, Daisy non avesse ricambiato i suoi sentimenti, cosa ne sarebbe stato di lui? La sua nostalgia lo avrebbe ucciso, sarebbe stata deleteria, logorante, lo avrebbe condotto alla follia probabilmente. D'altronde solo qualcuno un po' folle avrebbe fatto ciò che ha fatto lui. Vivere nel passato può essere, per quanto piacevole, molto pericoloso. I ricordi, d'altro canto, ci insegnano molte cose. Gatsby, il fascinoso, misterioso, potente miliardario è in realtà un uomo estremamente fragile, che si aggrappa con le unghie e con i denti alle sue memorie più dolci per paura del futuro. La storia non parla mai di anime gemelle o predestinazione, questo perché quella di Gatsby non è fede, ma speranza. Ha talmente paura che una cosa così bella possa non accadergli mai più che tenta in tutti i modi di replicarla. Non importa quanto tempo sia passato, non importa quanto loro due siano cambiati. Il ricordo è ancora vivo, abbastanza da terrorizzarlo. Chi non empatizza con una paura simile? Ma chi non è in grado di capire che vivere in funzione di un timore è morire? Così vivere in funzione di un ricordo significa non esistere nella realtà del mondo che ci circonda, ma nella nostra stessa memoria. Io Gatsby lo capisco e provo tutto il suo dolore, ma se il passato diventa presente, senza mai trasformarsi in ricordo, il dolore non farà altro che crescere, il presente perderà di valore e il futuro smetterà di esistere. Per quanto sia difficile abbandonare il tepore della nostalgia, il futuro ci riserva un calore ancor più vivo e una volta raggiunto ricordare i bei momenti sarà ancora più bello. La luce verde sarà bella per sempre se continueremo a guardarla da lontano.


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