Orfeo ed Euridice: la morte è il limite, l’amore è la libertà

Analisi e spiegazione di uno dei più celebri miti della cultura classica attraverso anche i miei stessi versi. Alla fine dell’articolo, alcune curiosità sul rapporto tra questo mito ed... Harry Potter!


 

Una dichiarazione d’amore.

Voglio immaginare così il peggior gesto di un amante nella letteratura classica. Amante e amato ma sopraffatto dal destino, Orfeo era il cantore dell’universo, innamorato della bella Euridice; una donna che scompare, morta, uccisa da un serpente mentre scappava da un altro uomo.

Da lì in poi la storia è conosciuta: Orfeo scende fin negli Inferi e chiede la moglie indietro. Per convincere Ade e Persefone, inizia a cantare e suonare la sua lira finché non ne rimangono entrambi impressionati; una lira che gli servì anche ad impietosire il traghettatore di anime Caronte e l’infernale cane a tre teste Cerbero.

Orfeo ottiene di poter riportare indietro la moglie, ma ad una condizione: durante il tragitto, non voltarsi mai a guardarla.

Li avrebbe seguiti il dio Ermes, che doveva accertarsi del rispetto della condizione.

Una prova non difficile da superare: non girarsi, nemmeno per un istante.


Ma non avrò più la forza

Di portarla là fuori

Perché lei adesso è morta

(Roberto Vecchioni)

Il finale di questa storia è conosciuto: Orfeo si volta e la donna scompare per sempre. Immaginiamo cosa può aver detto tra sé e sé Ermes, dato che lo abbiamo pensato tutti... C’era una sola cosa da non fare, ed è stata l’unica cosa che Orfeo ha fatto.

Stupido, scellerato, incosciente?

Perché voltarsi e lasciarla all’inverno?

Prima Pavese, poi Vecchioni ci hanno fornito un’altra interpretazione della vicenda. La storia non va indietro, i morti non tornano in vita: Orfeo si sarebbe voltato consapevolmente, scegliendo di porre fine ad una vita che era già finita. È l’interpretazione che preferisco... Ma c’è di più.


Orfeo si volta perché ama Euridice, profondamente. E non sarà l’Inferno a fermare un amore che va oltre ogni limite; Orfeo si volta perché acconsente alle leggi della natura e armonicamente ad esse dimostra obbedienza. Perché lui ha tutti i mezzi per andarvi contro, ma non li usa; perché la poesia scende negli Inferni e va oltre la morte, ma anche l’amore lo fa. Perché se Euridice fosse tornata non si sarebbe mai sentita appartenente al mondo dei vivi; e non sarebbe stata altro che una scelta di egoismo.


Non mi è mai piaciuta la scena del “finché morte non ci separi”. Forse questa storia ne è un po’ il riscatto; ed io ho immaginato una risposta a questa promessa.


 

FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI

Mi volterò

Perché qui non è il tuo posto

Girerò il volto

Fisso nei tuoi iridi castani

Mi volterò, mia Euridice

Sceglierò di accarezzarti

Con mani spettrali

Ho cantato le Muse

E tu sei la mia splendida voce

Ma mi volterò, Euridice

Perché io e te canteremo

Per l’eternità

E se la morte non ha fermato

Il mio cantore

Sta’ certa che non bloccherà

Nemmeno l’amore


 

E così io voglio guardare negli occhi una persona che amo e dirle “mi volterò”. Voglio dirle “ti salverò da me stessa”; voglio farle capire che è al sicuro perché il mio amore è la vera libertà. Così ho scritto questa dichiarazione d’amore.




Quando Orfeo morì, la sua lira fu fatta viaggiare in un fiume e, secondo la tradizione, arrivò fino all’isola di Lesbo. Lì, attraverso Saffo, nacque la poesia.

Questo è ciò che il mitico poeta ci ha lasciato: la capacità di emozionarci ancora leggendo la sua storia. Il guardare negli occhi una persona che amiamo e dirle “sì, mi volterò”.

 

CURIOSITÀ: Orfeo ed Harry Potter

Chi ha letto Harry Potter non ha potuto non riconoscere alcuni particolari.

Ne La Pietra Filosofale, infatti, il cane a tre teste Fuffi viene incantato proprio dalla musica, esattamente come succede per il simile Cerbero! Nel film, nello specifico, è proprio un’arpa (evoluzione della lira) a tenerlo buono.



Più densa di significato è l’interpretazione analoga della morte che, nell’ultimo volume, nello specifico nella Storia dei Tre Fratelli, ci viene fornita dall’autrice; uno dei tre fratelli sceglie di ricevere dalla morte il dono di richiamare i defunti dall’aldilà e lo sfrutta per rivedere la sua amata deceduta, solo per rendersi conto che lei non apparteneva davvero a quel mondo e che, alla fine, la morte era una condizione necessaria da cui non si poteva tornare indietro.



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La morte non è niente

L’amore è la libertà

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