Poesie Emergenti: Dio d’io di Sophie (Gunter Hades)

D’io


Dio.

Esiste? Paura del dubbio

E il suo aspetto? Coraggio o onore di averlo?


Dio.

Lo aspetto e non c'è, ma lo aspetto dove?

Mi segue con l'amore, dicono, dovrebbe?


Dio.

E' vivo? Paura, ma dell'oblio

Rileggerlo? Ma vorrei davvero scoprirlo?


Dio.

Risposta? Domanda. Tipo un come.

Aspetterò per essa, arriverà, potrebbe.


Dio?

D.io o Dio?

D'io



Lo sguardo dell’autrice, placato in un struttura metrica precisa in cui l’anafora dello stesso titolo la fa da padrona, pone interrogativi intorno ad una delle questioni cardine della storia dell’uomo: l’esistenza di Dio. Il dubbio, la domanda senza presunzione, si modula in giochi di parole che con sottigliezze vanno a scovare i punti deboli di una religione che l’autrice non sa se sente appartenersi. Il ritmo è costante, pieno di suspance, adatto ad una filosofia fatta di domande retoriche che si concludono nella ripresa dell’anafora: Dio o d’io?

Un semplice apostrofo cambia l’essenza del precedente, un segno di punteggiatura all’apparenza banale rivela il significato della poesia: con una potenza che dà magia alle parole non statiche, la chiave di interpretazione ci viene rivelata. Eppure, non è scontata: come capita sempre, ognuno legge il significato della propria religione. D’altronde, la risposta al tono interrogativo di ogni verso Sophie sembra averla trovata. Il dubbio sembra essere sciolto.

Ma, una volta ancora, la sua stessa esistenza ci porta a chiedere: per quanto sarà eterna questa poesia?


 

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