Poesie Emergenti: Gaetano Aspa e Malinconica Mancanza

Malinconica mancanza


Respiro quest'aria che sa di libertà,

scatenando in me sentimenti contrastanti.

Intorno a me regna la quiete

ma nel mio intimo,

si è scatenata impetuosa la tempesta,

mi scombussola e mi percuote,

lasciandomi tramortito e inerme.


Vago con i pensieri fino ad arrivare nel deserto,

vorrei vivere come i beduini,

alla continua ricerca di un’oasi dove ristorarmi,

per sopravvivere, per restarci.

Credevo di aver trovato la mia, era lì,

ricca, folta e rigogliosa ma,

anche in quella sorta di Eden,

sentivo continuamente la mancanza di qualcosa.

Un po’ mi mancava l'aria, un po’ l'acqua,

a volte un buon whiskey invecchiato,

a volte mi mancava il mare,

altre il sole, altre la luna e la notte,

a volte mi mancava il sale e sempre,

mi mancavi tu.


Gaetano Aspa




Gaetano Aspa, studente in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Messina.

Amante dell’arte in ogni suo aspetto e aspirante coltivatore di bellezza.


Due parole dell'autore...

Ci sono mancanze che ti restano dentro, che sembrano assopite e arrivano ad essere una parte di te, nascoste sotto cumuli di ricordi e presenze. Ma ad un certo punto, quando sembra che tutto vada bene e il cielo è azzurro, una massa di nuvoloni neri riaffiora sottopelle a ricordarti che le mancanze, sono per sempre.


 

Vorrei partire dalle due immagini che ho scelto, prima di parlare della lirica di Gaetano. La prima è un disegno della mia sorellina, un abbraccio immaginario di un niente con una persona concreta. La seconda non è particolarmente di qualità, né tantomeno professionale; è un cielo che vidi in vacanza, una composizione di nuvole così angelica che preparava un temporale e che non ho potuto fare a meno di immortalare.

Nei versi di Gaetano io ho letto questo. Non ho immaginato nuvoloni, ma armoniche composizioni di pioggia estiva; ho ascoltato il tepore sporco del deserto, dell'illusione dell'Eden, dell'utilizzo di un termine che comprende tutto ma cui continua a mancare qualcosa. Un abbraccio sconfinato e riparatore, un ritorno in un luogo sicuro o la riscoperta di un paesaggio meraviglioso, ma che sembra perdere del suo sapore. Uno scombussolarsi incerto, una libertà che sa più che altro di assenza; un dove pieno di quiete, caratteristica dello scrittore per eccellenza, ma che porta sulle spalle il peso di essere il non detto, o quel che si poteva dire. Tutta la composizione si basa su queste contraddizioni, le scardina una ad una, analizza la realtà dell'abbandono; certi addii ti restano nelle ossa, e sanno parlare con lingue che talvolta solo chi rimane continua a sentire. Ed una di queste lingue è proprio la poesia.

Irene Mascia


 

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