POESIE EMERGENTI: Maggio al Civico 48 di Adriana Cinardo

MAGGIO AL CIVICO 48

Torna, finalmente. Torna qui da me.

Torna da quel bambino

che col tempo si è smarrito,

fagli ritrovare la strada di casa.

Fagli luce e resta vigile durante tutto il cammino,

e al civico 48 prendi e donagli una rosa

per mostrargli la bellezza di cui è pieno quel sentiero,

senza togliere le spine che lo faranno guerriero.

Torna, finalmente. Torna ora da lui,

perché la colpa è solo tua se lui è andato via.

L’hai cacciato come fosse uno dei peggiori mostri,

e la pioggia ha cancellato tutto tranne la sua scia.

Fa’ un passo, poi un altro, fino a che non lo raggiungi,

guarda i suoi occhi azzurri e d’ora in poi tu ricongiungi

piano piano tutti i pezzi che faranno riapparire

per magia la tua essenza e i tuoi dubbi scomparire.

Io lo so che non è facile, io non ho mai detto questo,

ma alla fine a che serve vivere senza coraggio?!

Passan ore e minuti, sto sognando o sono desto?

Esco fuori, è primavera, è arrivato un altro maggio.

Adriana Cinardo



Mi chiamo Adriana, vengo da Gela (Sicilia), studio Mediazione Linguistica ed Interculturale, amo scrivere, cantare e strimpellare la chitarra e il piano. Ho inoltre un blog sulla musica (“La Musica di Adry”) in cui mi diletto a chiacchierare con artisti emergenti e non.

 

Quella che ci propone Adriana Cinardo è un’immagine suggestiva, quasi da film; la scena di un ricongiungimento con se stesso, una sorta di viaggio nel tempo e nell’animo ridisegnato con i contorni di un vicolo, di un fiore colto dal civico 48 in un mese di maggio.

Una prova di coraggio che meglio non poteva essere esplicitata dalla semplicità di una passeggiata; una dimensione temporale di rinascita, in cui maggio, mese primaverile per eccellenza, chiude il componimento.

Personalmente, questa è la forte sensazione che leggo tra i versi: rinascita, speranza, vittoria. Quando ogni via sembra persa, al civico 48 colgo un fiore. Quando il protagonista si ricongiunge con se stesso, ogni dubbio viene smantellato. Quando la pioggia ha cancellato ogni cosa, resta una scia: e il mese di maggio, la cui descrizione viene affidata al lettore, lascia che sia impressa per sempre.

Irene Mascia



Foto di Luigi Annunziata.

 

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