Quant'è bella "la vacanza", che si fugge tuttavia!

Ciao a tutt* :)


Questo è l’undicesimo articolo della rubrica “Tempesta del Pensiero”, pubblicato all’interno del blog Momenti DiVersi.

Sono veramente contenta che il numero dei miei articoli abbia superato la doppia cifra, e questo è merito della semplicità, eppure grandiosità del progetto Momenti DiVersi, una realtà molto accogliente e stimolante.


Questo mese vorrei affrontare un argomento molto delicato, ossia le vacanze:

il riposo è parte fondamentale della nostra vita, in quanto consente al nostro fisico di estraniarsi dalle attività svolte di routine, ma è utile anche per ritemprare il proprio spirito e per svuotare la mente dai pensieri martellanti del quotidiano.


Purtroppo, come tutte le cose, anche le vacanze hanno un inizio e una fine. Sembra una breve triste storia come tante, tuttavia, ci sono dei lati comici che mi piacerebbe evidenziare.

Il primo che mi viene in mente è che, nonostante i cambiamenti climatici abbiano sconvolto le stagioni e inducano il verificarsi di fenomeni atmosferici abnormi come nubifragi e tempeste di fulmini “assassini”; nonostante imperversi la crisi energetica del mercato del gas; nonostante le bombe, i rifiuti tossici, i batteri come Escherichia coli ritrovati nelle acque marine, le persone non possono assolutamente rinunciare alla loro vacanza.

 

Una volta, la vacanza era simbolo di benessere socioeconomico, perché non tutti si potevano permettere di mantenere una tenuta lontana dal luogo di abituale residenza; mentre oggi quasi tutti vanno in vacanza, perché, con il termine "vacanza", si intende "il bisogno compulsivo di postare una foto sui social". Questa "epidemia virtuale" eppure altrettanto "reale" è talmente diffusa fra la popolazione, da rendere quasi impossibile la distinzione fra le classi sociali, perché oggigiorno chiunque ha un cellulare e trascorre la maggior parte del tempo sui media.


E quindi, sia che si stia immersi nell’idromassaggio del miglior hotel di lusso a sei stelle, con tanto di champagne e caviale, televisore grande quanto gli schermi degli arrivi e delle partenze negli aeroporti; sia che si soffochi in una catapecchia buia e piena di insetti, la cosa più importante ed essenziale è farsi il selfie con il mare sullo sfondo, al bar col birrino ghiacciato, in una discoteca con amici e amiche tutti sorridenti e abbronzatissimi.

 

Oltre il mare, ovviamente, ci sono anche le mete in montagna,

nelle quali si possono trovare personaggi peculiari che credono di essere scalatori esperti in procinto di issare la bandiera dello sperduto paesino in cui vivono sulla cima dell’Everest, i quali si pienano di barrette e bibite energizzanti che fanno venire le palpitazioni; e non contenti, si sfidano a chi arriva prima al traguardo della tappa, rischiando un infarto, e infischiandosi se gli altri componenti del gruppo rimangono indietro perché troppo affaticati ed impossibilitati a seguire il passo.






Last but not least, anche le città d’arte, borghi e paesini pittoreschi possono diventare mete turistiche, nelle quali, tuttavia, non si trova mezzo negozio aperto perché “sono tutti in vacanza”, e non ci si può avvicinare ai prodotti in vendita perché tutto costa un occhio della testa.





 

Da quanto detto sembra che io sia un’eterna indecisa su quale punizione debba infliggermi per poter lasciare casa per qualche giorno così che, una volta tornata, possa dire “io sono stata in vacanza, io c’ero!”.


No, non è così: sono estremamente convinta che sia illegale non andare in vacanza, quando per “vacanza” si intende “staccare dai propri impegni”, “prendersi del tempo per se stessi così da potersi dedicare ai propri hobby”, oppure semplicemente “recuperare le ore di sonno perdute durante le nottate insonni e le levatacce al mattino”.


Quindi la vacanza è sacra, e deve essere rispettata per quella che è.

Tuttavia, non tutti interpretano allo stesso modo il significato di vacanza, e c’è chi, invece di viverla in prima persona, la vive attraverso le foto pubblicate sui social, e invece di ricavare pace e serenità da queste, spera di far rosicare di invidia i propri follower che si sono subiti settimane di intensa attività di pubblicazione di foto che immortalano paesaggi idilliaci, magari scattate tutte in un unico giorno e postate nell’arco di un periodo più lungo, così che venga creduto che la vacanza sia durata giorni e giorni.

Spesso non “si va in vacanza”, ma “si viene portati in vacanza”, perché "la vacanza da mantenut*" non passa mai di moda. In questo caso le persone, dopo aver programmato il tipo di vacanza che vorrebbero trascorrere, fanno di tutto per entrare nelle grazie di coloro che possono fornire tale vacanza, magari perché la persona da arruffianarsi ha una casa al mare, oppure ha una barca, oppure una baita e via dicendo, e quindi si sfrutta tale compagnia per convenienza opportunista e mendace.


[L'immagine è tratta dal film "Una poltrona per due", pellicola del 1983]


E in tutto questo, come dimenticare le vacanze più diversamente belle, ossia quelle trascorse con persone che si detestano, ma con le quali deve essere mantenuto un rapporto di apparente apprezzamento?



 

E qui la domanda sorge spontanea: il mio scetticismo mi induce a credere che non esista una via di salvezza per scampare ad uno di questi scempi di vacanze? No, perché come per tutte le cose, le persone intelligenti e con un po’ di amor proprio riescono, nella loro imperfezione, a vivere una vacanza degna di questo nome.

Un esempio lampante di questo concetto è narrato nel romanzo umoristico avventuroso di Jerome K. Jerome intitolato “Tre uomini in barca (per non parlare del cane)”, il quale riporta le vicende esilaranti di tre amici e del cane Montmorency, determinati a risalire la corrente del fiume Tamigi a bordo di una barca. Durante il loro viaggio vivranno inattese avventure, la cui descrizione è arricchita anche da aneddoti e gag comici che costituiscono storie a sé stanti, ma che riescono a strappare calde risate. Oltre allo spiccato umorismo inglese, nel romanzo sono presenti flussi di coscienza e descrizioni paesaggistiche che rendono reali sia i personaggi, con i propri pensieri e punti di vista, sia i territori visitati da questi, come se il lettore fosse veramente in compagnia di questi avventurieri, condividendo con loro le gioie e i dolori della vita in barca.


Tuttavia, chi ha detto che una vacanza deve essere trascorsa obbligatoriamente fuori di casa?

Spongebob e Patrick smentiscono questa voce, infatti, nell’ottavo episodio dell’ottava stagione della serie televisiva animata statunitense “SpongeBob SquarPants” dal titolo “Patrick’s Staycation”, tradotto “La casanza di Patrick”, vediamo Spongebob impegnato a trasformare la casa dell’amico Patrick in un resort dove quest’ultimo possa prendersi una pausa dalle attività di routine (le quali sono svegliarsi, mangiare e dormire), cercando di risolvere gli imprevisti comici che immancabilmente vengono a verificarsi.

 

Per concludere, dopo le sentenze sputate su aspetti che reputo paradossali, da me riassunti in poche righe in versione moderna, mentre sono descritti divinamente ne “Trilogia della Villeggiatura”, ciclo di tre commedie scritte da Carlo Goldoni; dove i personaggi vivono la trepidazione della partenza; durante la permanenza ingaggiano sciocchi battibecchi su argomenti banali che però appaiono di vitale importanza, e poi se tornano a casa, delusi perché la vacanza, sebbene sia stata un fiasco, è terminata; vorrei dire che non tutte le vacanze organizzate oggigiorno sono una farsa, perché ancora oggi qualcuno sa come divertirsi e svagarsi in maniera genuina ed autentica.


Tuttavia, una volta riprese le proprie attività lavorative, le vacanze terminano per tutti, come affermato nel titolo dell’articolo, rivisitando il celebre verso della poesia “Il Trionfo di Bacco e Arianna” scritta da Lorenzo de’ Medici.


Però, nei mesi che ci separano dal nuovo periodo vacanziero, nulla vieta di farsi un esame di coscienza e chiedersi se si sono veramente assaporate le proprie vacanze, e quindi organizzare di conseguenza le prossime, nel rispetto della propria salute mentale, evitando malumori e ridicolaggini varie.


Con questo vi lascio e vi saluto.

Alla prossima!


Maria Romanelli

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