Splenne Cchiu Forte e Tutte e Stelle

DAVIDE

Adriana Cinardo



01 11 2020 9:30 a.m.

1 STROFA

Cade la cenere mentre fumo,

Davide è a terra, mo’ passo e chiudo, il

Rione Traiano per me è come un muro

Che non fa sognare e sentire al sicuro.

Corro, corro più veloce,

sull’asfalto un cristo messo in croce, è

stato scambiato per un latitante

ma era innocente, nunn'è overo, appunta'?

Di spalle avete condannato

'nu criaturo a cui avete sparato,

e con questo peso sulla coscienza

gridate alla corte durante l’udienza:

“Il mio dovere è arrestare

la paranza criminale.

Il colpo era in canna, per sbaglio è partito,

io sono inciampato, e via lui è volato”.


RIT. 'O core mio se n’è gghiuto pe’ ssemp’,

'o voglio ‘ncuntrà mmiezo a 'sta ggente,

‘a ggente de ‘e ‘nfame e de ‘e bbrave guagliune,

faticano ‘o bbar dint a ‘stu rione.

'O core mio accussì bbell’,

splenne cchiu forte ‘e (tu)tt(e) 'e sstelle,

appicc’ na luce dint a ‘stu cielo,

sì 'a sola speranza, ‘a nosta cannela. (X2)


02 11 2020 01:00 a.m.

2 STROFA

Se solo potessi io tornerei

indietro nel tempo, ti ridarei

il fiato che hai perso in sella a quel mezzo,

Lei si è messa in mezzo senza il tuo permesso.

Ti ha tolto la vita, il tuo sogno:

non eri più andato a scuola

per correre dietro a un pallone,

era megl’ dint’ a 'na caiola ca muorto.

Tanto primma o poje avìv’ asci’,

'a vita 'e tutte 'e journe sarrìsse turnato,

ma a’ sciorta de 'o piecoro aje avuto,

ca nasce curnuto e more scannato!

Tu ci manchi troppo a tutti quanti,

alla tua famiglia, a Pietro e ad Alessandro,

mo’ anche Tommaso ti ha raggiunto,

e n’ato de o’ ‘nfierno se n’è fujuto.


02 11 2020 10 a.m.

RIT. 'O core mio se n' gghiuto pe' ssemp’,

'o vogl’ ‘ncuntrà mmiezo a 'sta ggente,

gente de e 'nfame e de 'e bbrave guagliune,

faticano ‘o bbar dint a 'stu rione.

'O core mio accussì bbell’,

splenne cchiù fforte ‘e tutte 'e sstelle,

appicc’ 'na luce dinto a 'stu cielo,

si 'a sola speranza, 'a nosta cannela.

O’ core mio se n'è gghiuto pe' ssemp’,

nun o’ pozzo ‘ncuntrà miezo a 'sta ggente,

può sentere 'e vvoce 'e chisti guagliun’,

alluccano ogge dinto a 'stu rione:

“Non bastano scuse, togliersi un cappello

per cancellare ‘sta tarantella.

Noi siamo imperfetti, noi siamo persone,

ma responsabili di ogni nostra azione!”.

FINALE

Così finisce questa canzone

che non vuole essere un’ammonizione,

non sono nessuno per giudicare,

ma posso pensare, io devo parlare!

Di questa storia così infame,

mi ha colpito l’anima come lame,

spero che anche a voi tocchi nel profondo,

questo è per i Davide di tutto il mondo!




Davide Bifolco ha 16 anni e vive nel Rione Traiano. Forse sarebbe corretto dire che di anni ne aveva 16, e che nel Rione Traiano ci viveva; forse questa storia andrebbe raccontata con lo scorrere dei verbi all’imperfetto.

Perché Davide è morto il 4 settembre del 2014. Anzi, non è morto; è stato ucciso, sparato, da un carabiniere in servizio.

Perché sia successo, non si sa.


”È stato scambiato per Arturo Equabile, un latitante scappato agli arresti domiciliari” racconta il carabiniere. Davide era su un motorino insieme a due persone, e non si era fermato all‘alt degli agenti per paura che scoprissero che l’assicurazione era scaduta. “Il colpo era in canna perché ero convinto di star inseguendo un latitante, ma è partito per sbaglio. Non sono un Rambo” ha dichiarato l’agente a Repubblica.

Ben diversa la versione del legale di Davide, lo stesso di Stefano Cucchi, che ha visto nell’inseguimento un vero e proprio accanimento, un proiettile sparato volontariamente, l’obiettivo di uccidere.

Ad oggi non si conosce la verità.

Ma quel che è peggio è che la verità non restituirà la vita.


Allora, iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome: non un carabiniere, ma un assassino. Un uomo che ha avuto una misera pena di quattro anni, poi ridotta a due; una persona dalla cui parte ci si può solo schierare, visto lo spostamento dall’incarico riservato al maresciallo che al funerale di Davide compì l’indecoroso gesto di togliersi il cappello. Perché talvolta il potere crede di essere più forte della vita, e non rispetta nemmeno la morte.


Ma noi non vogliamo credere che sia così.

Davide ha 16 anni, e vive nel Rione Traiano. La sua voce si sente ancora per le strade, e l’arte non smette mai di farla parlare; nel 2019 due ragazzi, Alessandro e Pietro, girano con il proprio cellulare Selfie, un docufilm sulla vita nel Rione Traiano, e raccontano la storia del loro amico. Arrivano poi i graffiti, le manifestazioni. Nel 2021 Adriana Cinardo scrive una canzone e la dedica proprio a lui. Lei, siciliana, disegna in napoletano una storia che la trafigge, appropriandosi del mondo che non ha conosciuto, facendosi vicina e gridando a chiunque che non importa come siano andate le cose- perché un ragazzo come lei, come noi, è morto, e non tornerà più.


In questo modo Davide vive ancora. Si racconta nelle parole e nella musica degli altri. E ieri sera io, Alessandro (di Selfie) ed Adriana abbiamo voluto fare proprio questo: esserci e non star zitti. “Siamo formiche innanzi un elefante” mi racconta Alessandro. Ma le formiche lavorano di squadra e scavano le strade. Le formiche annidano le carcasse degli animali pesanti.

Siamo briciole, ceneri, lapilli.

Ma insieme possiamo seppellire il mondo. Irene Mascia


 

Vi lascio il link e il video dell’evento e vi consiglio di guardarlo, anche di metterlo come sottofondo ai vostri impegni, perché merita sul serio.


https://www.instagram.com/tv/CPTva9CKinO/?utm_medium=copy_link




Delicata ed emozionante. Adriana ci ha portato nel mondo cui si è accostata con gentilezza e ci ha restituito passione ed amore. Alessandro è stato immenso e coraggioso nel raccontare i fatti come sono avvenuti, senza peli sulla lingua né scrupoli.

Questo spazio è per loro, ma anche per chiunque voglia esprimere il suo pensiero, far sentire la sua voce.

Questo è per i Davide di tutto il mondo.



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