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Tempesta del pensiero - Essere o non essere: questo è il dilemma della libertà

Ciao a tutt* :)


Questo è il ventunesimo articolo della rubrica “Tempesta del Pensiero” all’interno del blog Momenti DiVersi.


Anche questo mese affronterò una tematica impegnativa, in particolare la “libertà”, su cui ho riflettuto in seguito ad aver letto il meraviglioso romanzo "Ritratto di Signora" scritto da Henry James.


Ogni volta mi stupisco di quanto siano ottimi i romanzi ottocenteschi, perché nel loro essere dei malloppi colmi di dettagliate descrizioni inerenti a fatti, luoghi e personaggi, offrono trame avventurose e per nulla scontate, proponendo situazioni che possono essere ben comprese oggigiorno, se il lettore è capace di scavare sotto i merletti e i ricami fuori moda, riconoscendo quanto il senso che sta alla base dell’intreccio narrativo sia attualmente valido.


Ebbene, “Ritratto di Signora”, all’apparenza, tratta semplicemente di una giovane donna di nome Isabel Archer, la quale riceve alcune proposte di matrimonio, e una volta presa la decisione, questa si sposa con uno dei vari pretendenti.


Cosa ci potrebbe essere di più frivolo di leggere a proposito di sospiri amorosi tra ricchi e nobili, di convegni occasionali, di lettere e bigliettini, in questo clima rovente, causato sia dalle vere e proprie temperature calde, sia dai pensieri con cui ognuno nel proprio quotidiano deve avere a che fare, rischiando il burnout?


Non desideriamo, forse, essere liberi? Dai cambiamenti climatici, dalle questioni politico-economiche, dagli impegni sociali, dalle vacanze stesse? [parlo per quelle

povere anime che sono prive del gene del menefreghismo, le quali non sono in grado di esimersi dal provare ansia nei confronti di tutto e tutti, sia quando lavorano sia quando vanno in vacanza, perché non sanno farsi scivolare addosso gli imprevisti, grandi o piccoli che siano, che impongono la propria presenza in ogni situazione]


Ad ogni modo, anche Isabel Archer anela al raggiungimento della libertà, ideale rincorso e mai pienamente soddisfatto. Questo romanzo mostra, attraverso

l’allestimento di uno scenario verosimile per i tempi in cui è ambientato, quindi la seconda metà del 1800, tutte le sfaccettature della ricerca della libertà, e della disillusione provata nel momento in cui tale ideale sembra esser stato raggiunto, rivelandosi in realtà molto distante, quanto se non più di prima.


Fin dalle prime pagine del romanzo, viene posta la questione se il possesso di denaro permetta di essere liberi. Non averne ci espone al rischio di essere alla mercé degli altri, che possono imporre il proprio volere in cambio di elargire quei soldi, pochi o molti che siano, che possono permetterci di vivere più o meno agiatamente, ma pur

sempre necessari per garantire la sopravvivenza. D'altra parte, avere molti soldi permette di avere meno pensieri riguardo all’avvenire, perché consente di procurarsi i beni primari per vivere un’esistenza dignitosa, ben sapendo di avere disponibilità immediate anche per togliersi qualche sfizio senza dover essere troppo parsimoniosi, evitando di provare ansia al pensiero di dover amministrare in maniera intelligente le finanze per non rischiare di rimanere “a secco”.


Il romanzo è incentrato proprio sulle azioni di Isabel Archer, la quale cerca di vivere ispirata dall’ideale della libertà, rifiutando tutti i suoi pretendenti giovani, ricchi e di alto rango sociale per dimostrare che non si sposerà per raggiungere, attraverso il matrimonio, subdoli secondi fini mirando ad aumentare le proprie ricchezze ed a

raggiungere uno status sociale elevato, in quanto è determinata a conservarsi in attesa del vero amore: quello disinteressato, che appagherà tutte le ristrettezze materiali con l’eterna felicità. Si ripete spesso che “c’è sempre una scelta”, e lei sceglie di essere libera, perché crede che tale libertà le consentirà di essere felice; fino a quando non eredita una grossa somma di denaro.


A questo punto, compare in scena il suo alter ego, Gilbert Osmond: uomo avanti negli anni privo di radici, posizione sociale, ricchezze; il quale non è soltanto privo di mezzi, ma perfino di voglia di fare. Infatti, è profondamente convinto che, se qualcosa deve succedere, questa si determinerà unicamente perché spinta dalla forza del caso, senza che lui debba fare alcunché per farla accadere.


Come può questa persona vivere dignitosamente, visto che non rinuncia alla sua perpetua villeggiatura in Italia, circondato di belle cose, tra cui la sua giovane figlia?

Nel corso della narrazione si scoprirà che, attraverso il proprio aspetto affascinante, Osmond riesce a catturarsi le simpatie di “un angelo custode” che si ingegna e “si sporca le mani” al fine di procurargli di che vivere; e quando l’eroina del romanzo diventa ricca, tale angelo custode si impegnerà per svegliare Osmond dal torpore della pigrizia affinché sfrutti il proprio charme per infatuare Isabel, così da assicurarsi la sua rendita.


Innocentemente, Isabel si lascia convincere di essere amata senza secondi fini, e accetta di sposare un uomo che non ha nulla da offrirle, per dimostrare al mondo e a sé stessa di sposarsi seguendo il sentimento di un amore disinteressato, così da realizzare l’ideale di libertà, da cui dovrebbe derivare eterna felicità.


Tuttavia, non solo Osmond ha ingannato Isabel, facendole credere di non aver mirato alla sua dote, ma le dimostrerà di non essere in grado di amare nessuno fuor che se stesso, privando Isabel di qualunque libertà materiale e immateriale che avrebbe potuto possedere in futuro, inducendola a rinnegare anche le libertà di cui disponeva prima di sposarsi, poiché lui prenderà possesso del denaro per spenderlo come più lo aggrada, e cercherà di impedirle di mantenere le amicizie frequentate prima di sposarsi, considerandole minacce nei suoi confronti, in quanto tali amicizie si erano prodigate per mettere in guardia Isabel sospettando dei loschi piani che Osmond e il proprio angelo custode stavano tramando a discapito della giovane. Alla fine, quindi, i

frutti delle libere scelte di Isabel si tramutano in una detestabile prigione al fianco di un uomo che non le vuole bene, che non la rispetta per quella che è, e che cerca di tarparle le ali affinché la sua voce limpida, messaggera della propria mente brillante, si affievolisca, in modo tale da ridurre Isabel ad un mero soprammobile della collezione di Osmond, come tutte le altre persone che gravitano intorno a lui.

Perfino Osmond non è libero, in quanto è schiavo della propria letargica pigrizia, dei suoi insulsi ideali e di un'insolente ipocrisia; tuttavia, lui dimostra che, sebbene sia impossibile liberarsi da qualsiasi tipo di cavillo così da raggiungere l’assoluta libertà personale, è possibile privare gli altri delle loro libertà, e trarre da questo l'illusione di essere più liberi degli altri.


Quindi, si svela l’essenza effimera della libertà,

che esiste solo nell’atto di essere negata.


Infatti, sebbene sia privo di mezzi, e quindi dipenda da tutti, in realtà, tutti si ritrovano a dover assecondare i capricci di Osmond, il quale rende evidente il fatto che soltanto tramite la cattiveria e la violenza si può ottenere qualcosa. Questo "qualcosa" non è una libertà assoluta, e non è nemmeno felicità, ma è un puro e semplice furto di sostanze materiali, come il denaro, e immateriali, come la libertà di pensiero e di azione, che Osmond, naturalmente, non possiede. Lui spera di sentire sue le cose rubate agli altri, sebbene ne rimarrà sempre estraneo perché tali aspirazioni non sono in realtà connaturate alla sua indole, unicamente capace di atteggiamenti subdoli e malvagi, e di desiderare solo il male altrui, nemmeno il bene per se stesso.


Per questo motivo, ormai disillusa, Isabel non tenta di ribellarsi, ma accetta la sua sorte, come punizione per essersi lasciata accecare dalla superbia, la quale le ha fatto credere di disporre in maniera illimitata della libertà, come se fosse un privilegio scontato.


Questo aspetto mi ha molto colpita, perché non mi sarei aspettata una decisione simile dalla protagonista del romanzo, abituata ai gesti di ribellione estrema intrapresi da altre eroine come Effie Briest, Anna Karenina, Madame Bovary, Madama Butterfly, Tosca, Giulietta…


Isabel Archer si distingue da loro per il semplice fatto di riconoscere di essersi lasciata ammaliare da vane promesse, e nel vivere con lo scopo di scontare la propria pena riscatta la propria immagine senza lasciarsi ulteriormente corrompere, e in questo dimostra la forza che le altre eroine citate esprimono morendo, poiché sacrificano la loro esistenza per difendere la propria libertà, senza la quale, la loro vita sarebbe

altrimenti priva di significato. Questo dimostra che non esistono libertà, né nella vita, in quanto ciò che ci libera dalla vita è la morte, né nella morte, poiché questa rappresenta l’inesorabile limite alla vita stessa, dal quale nessuno può liberarsi.


Dunque, perché continuiamo a credere di essere o di poter essere liberi, affannandosi così tanto per ottenere qualcosa che non esiste? Traiamo così tanta soddisfazione dall’illusione di poter raggiungere, anche solo per un secondo, questa chimera?


Forse l’unica forma di libertà esistente è quella di scegliere fra più alternative, cercando di fare ciò che può risultare più conveniente a noi, per raggiungere la felicità personale con le proprie forze; ma che senso ha esercitare tale potere se il fine ultimo è quello di impiegarlo per far male agli altri, e quindi, forse da questo, trarre un guadagno? La privazione della libertà altrui e di qualsiasi cosa esista di bello al mondo da parte di carnefici che ne sono sforniti concede loro soltanto una consolazione pur sempre illusoria, che mima il raggiungimento della libertà e della felicità, perché tale latrocinio non potrà mai realizzare queste sensazioni.


Oppure la libertà consiste nell’essere così sciocchi e ottusi da non essere in grado di formulare questi interrogativi?


Con questi spunti di riflessione vi lascio, sperando che l’articolo sia stato di vostro gradimento, e che abbia suscitato in voi interesse e curiosità.


Alla prossima!


Maria Romanelli


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