Mad World

Ciao a tutt* :)



Come 2° numero della rubrica “Tempesta del Pensiero”, questo mese vorrei parlare di uno dei miei film preferiti: “Donnie Darko”.

È un film di genere fantascienza, thriller, drammatico, del 2001, scritto e diretto da Richard Kelly.

Il film prende il suo titolo dal nome del protagonista: Donnie Darko. Lui è un adolescente maturo per la sua età, intelligente e riservato, il quale, a causa della schizofrenia che gli è stata diagnosticata, non riscuote molto successo fra i suoi coetanei.

Donnie appare depresso e tediato dalla vita, della quale non comprende il senso, ed entra in contrasto con gli insegnanti che tentano di imporre la propria visione semplicistica della vita, con ipocrisia bigotta, nascondendo le ombre che li caratterizzano dietro a falso perbenismo.

Il film è ambientato negli anni ’80, e tutto comincia la notte del 2 ottobre 1988, quando un motore d’aereo precipita sulla casa della famiglia Darko, precisamente sulla camera da letto di Donnie. Tuttavia, lui rimane illeso, perché, in preda ad un episodio di sonnambulismo, Donnie era uscito di casa, e nel suo vagare incontra un personaggio misterioso, Frank, che gli predice la prossima fine del mondo.

Tuttavia, l'atmosfera diventa inquietante quando viene rivelato che questo motore non è caduto da nessun velivolo in volo al momento dell'incidente.


 

Da questo momento in poi, Donnie comincia ad avere delle visioni e a parlare con Frank, il suo “amico immaginario" dal grottesco aspetto demoniaco, che appare a Donnie sotto forma di uomo che indossa un costume da coniglio antropomorfo, il quale ordina a Donnie di compiere alcune azioni volte a svelare l’incoerenza e l’infruttuosa perdita di tempo che albergano nelle istituzioni, come la scuola, dove vengono accolti aitanti guru che poi si scoprono essere dei pedofili; mentre vengono cacciati professori dalle personalità eccentriche, che, perlomeno, cercando di insegnare ai propri studenti sia nozioni culturali, sia lezioni di vita.

Inoltre, con le sue apparizioni, Frank cerca di interessare Donnie ai viaggi temporali, così quest’ultimo comincia ad informarsi su cosa sia il wormhole (un cunicolo spazio-tempo, il quale, ipoteticamente, permetterebbe di viaggiare nel tempo).


Allora, cos’è successo realmente?

Da dove è spuntato il motore di quell’aereo?

Donnie è veramente schizofrenico, oppure le sue visioni sono dei poteri magici?

Frank esiste davvero, oppure è solo un’allucinazione causata dalla psicosi?




 

Per quanto mi riguarda, io non mi intendo di fisica, e non assorbo, come fossi una spugna, ogni informazione che mi viene riferita, perché cerco di trovare un equilibrio tra la realtà e la fantasia, componenti fondamentali dell’esistenza, che permettono di vivere soltanto se la mente umana riesce a tenerle separate, evitando che l’una prevalga sull’altra e viceversa.

Quando guardo un film, io sono conscia del fatto che, qualunque cosa io stia guardando, che sia un film di fantascienza, oppure un thriller, oppure un film storico, io decido di dedicare quei minuti di svago alla mia fantasia, che si libera dopo un’intera giornata trascorsa ad avere a che fare con la realtà.




E ogni volta che guardo “Donnie Darko” provo il piacere di sentirmi libera da me stessa e dal destino, perché lascio che la mia mente, sempre pronta a programmare le attività da fare per l’indomani, si arresti, e realizzi che, qualora la mia persona dovesse trovarsi nella condizione di Donnie, allora sarebbe testimone di un’accidentale “corruzione” del Tempo, che può dare origine ad una realtà parallela instabile, la quale potrebbe collassare su se stessa, distruggendo l’intera esistenza. E in questa condizione ipotetica, il mio Io interiore non potrebbe programmare e decidere nulla, perché verrebbe ridotto ad un’insignificante marionetta alla quale è stata tolta ogni libertà di agire e pensare.


 

Comunque, nonostante Donnie sappia che, alla fine, “ogni creatura sulla terra muore sola”, lui decide di compiere il proprio destino, e di sacrificare la sua vita per ripristinare le sorti dell’Universo Primario, cancellando l’Universo Tangente in cui si è trovato a vivere, facendosi schiacciare dal motore dell’aereo che lo aveva mancato nell’Universo Primario.

Diventando consapevole di essere una creatura limitata, costretta a vivere in un mondo che ancora oggi appare estraneo, sconosciuto ed incomprensibile, Donnie si rende conto che tutto nella vita, compresa la ricerca del suo intrinseco significato, perde di senso se alla fine ogni essere vivente muore solo; tuttavia, egli sceglie di non tirarsi indietro e di rappresentare con dignità quell’ingranaggio che, sebbene possa apparire insignificante, consente all’intera umanità di salvarsi, rendendo così la sua “miserevole ed insensata esistenza” degna di essere vissuta.


 

Quindi, questo film evoca stupore profondo nello spettatore, e lo coinvolge dal primo all’ultimo secondo, in un emozionante e travolgente susseguirsi di eventi che hanno dell’incredibile, eppure sono verosimili.

In fondo, quale momento della nostra vita non risulta assurdo? È vero che la nostra esistenza è scandita per la maggior parte delle volte da azioni abituali che noi consideriamo scontate, e quelle volte in cui siamo chiamati a compiere una scelta, cerchiamo di attuare certi comportamenti per favorire oppure prevenire determinate conseguenze; eppure, spesso e volentieri, i nostri progetti falliscono e siamo costretti ad adeguarci a quelle coincidenze fortuite o meno, che stravolgono i nostri piani.


Quindi che fine fa la nostra libertà di agire?

Esiste, ma siamo noi che non sappiamo utilizzarla al meglio; oppure non esiste, ma siamo così superbi da credere di poter dominare il mondo beffandoci di tutte le forze che lo governano, credendo di poter assumere il comando con prepotenza ed arroganza?

Purtroppo non funziona così, e infatti abbiamo stravolto il nostro pianeta e lui si sta ribellando ai maltrattamenti che ha subìto per troppo tempo da parte nostra.

Come direbbe Ben Parker, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, quindi, se l’essere umano è il solo a possedere il dono della parola, con il quale può trasformare pensieri in azioni e fare del bene al prossimo, perché si è fatto ammaliare dalla sete di potere e ha finito per avvelenare i propri simili al fine di lucrare sui disagi e sulla povertà vissuti dagli altri?


 

Oggi, come in passato, ma solo in modo più moderno, il mondo è malato, è matto, come viene detto nella canzone “Mad World”, che fa parte della colonna sonora del film “Donnie Darko”.

Questa canzone è stata scritta da Roland Orzabar, componente della band Tears for Fears, ed è uscita nel 1982. Nel film compare la cover realizzata da Gary Jules e Michael Andrews: una versione lenta in confronto alla versione ritmata presentata dai Tears for Fears. Loro hanno voluto creare un contrasto tra la melodia incalzante e il testo, che porta con sé un messaggio molto serio.

Personalmente, apprezzo entrambe le versioni, perché sono perfette a modo loro: quella dei Tears for Fears sottolinea il paradosso che governa la nostra vita, ossia che siamo spinti forzatamente nel turbine vorticoso della quotidianità, impegnati nell’apparire brillanti e pronti a svolgere le nostre attività, talmente concentrati nel nostro piccolo che non ci accorgiamo che, in realtà, non esistono certezze future; mentre la versione di Gary Jules e Michael Andrews culla gli ascoltatori come fosse una ninna nanna, esprimendo tutta la malinconia che si prova nel sentirsi confusi e disorientati in un mondo incomprensibile, che va alla rovescia.

Riporto qui i primi versi e il ritornello della canzone, sperando di incuriosirvi:

All around me are familiar faces Worn out places, worn out faces Bright and early for their daily races Going nowhere, going nowhere Their tears are filling up their glasses No expression, no expression Hide my head I want to drown my sorrow No tomorrow, no tomorrow

And I find it kind of funny I find it kind of sad The dreams in which I'm dying are the best I've ever had I find it hard to tell you 'cause I find it hard to take When people run in circles it's a very, very Mad world

[…]

Non avere un obiettivo nella vita, nascondere le proprie paure dietro una maschera di indifferenza, nascondersi e dimenticare le proprie preoccupazioni senza poter costruire un domani, annegare nei sogni più belli che si siano mai avuti… in questo, vedo il grido di un adolescente frastornato di fronte ai cambiamenti che lo costringono ad abbandonare l’infanzia per tuffarsi nel mondo degli adulti, dove non è più libero di giocare e di mostrarsi per quello che realmente è.

È vero che questa visione della vita è angosciosa e pessimista, però può diventare positiva se si considera come incentivo per rimboccarsi le maniche e adoperarsi per creare veramente un domani in cui sia possibile trovare benessere psicofisico, così da stare bene con se stessi, perché soltanto se si è in pace con se stessi si può stare in pace con gli altri.

Però è difficile, e io per prima ho provato sulla mia pelle che è complicato conciliare la propria personalità con la società, ed è faticoso superare ogni scontro e guarire dalle ferite conseguite dopo aver combattuto aspre battaglie per cercare di affermare il proprio Io, mentre allo stesso tempo si prova insoddisfazione nel vedere che, per tutelare la propria dignità, bisogna pagare il prezzo della solitudine e dell’alienazione, perché la società non tollera chi rifiuta di omologarsi.

In questa situazione, i più cercano di adeguarsi alle norme implicitamente imposte dalla società per compiacere gli altri, ma chi non riesce a seppellire l’orgoglio e l’amor proprio, continuerà a provare amarezza di fronte alla perpetua dimostrazione di non essere accettato dai coetanei.

Se si è menefreghisti, oppure se si è sciocchi, non ce ne accorgiamo, ma se ci si rende conto che la maggior parte delle volte, sebbene si sia convinti di fare qualcosa di buono, in realtà, giriamo a vuoto, in cerchio, allora si può provare frustrazione.


 

Dal momento che questa rubrica non vuole angosciare/annoiare, perché è volta a elargire pillole di cultura, nella speranza di incuriosire qualcuno, di regalare un momento di svago, di incrementare il senso critico per rendere gradevole l’attività di “ragionare” offrendo spunti di riflessione, riporto una curiosità sul testo di “Mad World”: nella parte finale, vari interpreti, nelle loro cover, hanno cantato “enlarging your world”, cioè “allarga il tuo mondo”, ma in realtà Curt Smith, il componente dei Tears for Fears che canta questa canzone, ha svelato che nella versione originale, la lirica corretta è “Halargian world”, ossia “mondo Halagiano” (in riferimento al fatto che il produttore Chris Hughes aveva inventato un pianeta chiamato Halarge, e spesso soleva comporre giochi di parole, e una sua frase tipica era “Oh, è così Halargian”. All’inizio, questo modo di dire è stato inserito nella canzone per scherzo, però alla fine è rimasto perché ai componenti della band Tears for Fears suonava bene).

In conclusione, il succo è che, ci si deve adeguare per il meglio, sia cercando di “allargare i nostri orizzonti”, sia trovando delle “alternative ludiche” per migliorare la propria situazione.

L’importante è migliorarsi senza fare del male agli altri.


Maria Romanelli

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