INTERVISTE: una chiacchierata con Miriam Ragni

Io vivo di sogni. Sono proprio loro che mi spingono a raggiungere i miei obiettivi, senza di essi la mia vita sarebbe monotona.

 

Miriam Ragni è autrice del romanzo “Cose Che Non ti Aspetti”, edito LFA Publisher, una storia estiva che, nella sua semplicità, da umile romanzo adolescenziale finisce per diventare un più maturo sistema di sentimenti complessi.

Tutto parte da un triangolo amoroso, uno spunto tipico, per evolversi in una ricerca della felicità, dei propri sogni, con il filo conduttore della rinascita.


Ho conosciuto Miriam su Instagram ed è stata gentilissima nello spedirmi il suo romanzo. Mi ha raccontato di averlo scritto quando aveva solo 16 anni!


Attualmente, sul suo profilo Instagram, recensisce libri di autori emergenti e prodotti di small businesses, contando un pubblico di circa 5000 followers. Ha annunciato a breve, inoltre, l’uscita di un nuovo libro.

Insomma, Miriam è un vulcano pieno di idee e di sogni e non potevo non farle alcune domande. Più che un’intervista, per me è stata una piacevole chiacchierata sui suoi libri, sulle sue proposte, sui suoi progetti a favore degli altri.

Ma non vi anticipo troppo...


-Ciao Miriam, e grazie per essere qui! Partirei da una domanda di rito, ma necessaria. Come ti sei avvicinata alla scrittura e perché?

Ciao Irene, grazie per l’intervista. Mi sono avvicinata alla scrittura all’età di 16 anni perché a scuola ero vittima di bullismo. Ho sempre avuto quest’indole fin da bambina, ma non mi sono mai messa a scrivere seriamente fino all’adolescenza. Come dicevo, ero presa di mira da alcuni compagni di scuola perché ero diversa, non mi omologavo alle tendenze del momento. Purtroppo, però, quando qualcuno va controcorrente, c’è sempre il rischio che gli altri lo vedano debole e quindi, nel mio caso, mi prendevano in giro, mi isolavano e mi reputavano strana. Questi ex compagni erano riusciti ad assorbire tutta la mia vitalità e tutti i giorni tornavo da scuola e piangevo… mi mettevo, poi, davanti al pc e, appena iniziavo a scrivere, mi sentivo meglio perché ero padrona di quello che succedeva ai personaggi della storia, ero io a scegliere come le cose sarebbero andate, diversamente da quello che mi stava accadendo all’interno della scuola dove ero continuamente vessata.

-Immagini la scrittura come un lavoro full-time o stai pensando anche di concentrarti su altro?

Io sono una studentessa di Scienze pedagogiche all’università di Macerata per cui, nel mio futuro, mi vedo come professoressa di pedagogia e psicologia. La scrittura mi è sempre piaciuta ed è una mia grande passione però lo vedo più come un hobby che come una professione.

-Hai scritto il tuo romanzo “Cose che Non Ti Aspetti” a 16 anni. In che modo si è giunti alla pubblicazione? È stata anch’essa una “cosa che non ti aspettavi”?

Sono giunta alla pubblicazione un po’ a tentativi. All’epoca non avevo la minima idea di come poter pubblicare il mio romanzo in maniera gratuita. Ho iniziato a mandare e-mail ad alcune case editrici ma, la maggior parte, erano a pagamento o con un contratto svantaggioso per me. Quando avevo ormai perso ogni speranza, mi arrivò una mail di una casa editrice. Quel giorno, ero a lezione all’università e, mentre mi dirigevo a prendere il pullman per tornare a casa, lessi l’e-mail e non riuscivo a credere a quel che vedevo. Il contratto di pubblicazione era quello che io cercavo! Per l’incredulità feci leggere la mail alla mia amica che mi confermò quello che c’era scritto. Quindi sì, la pubblicazione è stata una “cosa che non mi aspettavo”.

-La storia, molto semplice, è una boccata di estate in questa pandemia infinita. È ambientata in una città di mare, inizia proprio durante i mesi più caldi dell’anno. Ti sei ispirata a qualche luogo nello specifico?

No, non mi sono ispirata a nessun luogo in particolare. Tutte le descrizioni degli ambienti hanno preso vita nella mia immaginazione. Quindi esistono ma solo nella mia testa.

-Quali sono, invece, i tuoi autori preferiti? Hai avuto particolari ispirazioni?

Il mio autore preferito è Guillaume Musso. Ho solo lui come preferito perché di solito, quando compro un libro, non guardo chi lo ha scritto ma, mi concentro sul titolo e sulla trama. Per il libro “cose che non ti aspetti” l’ispirazione mi è venuta dopo aver letto “bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia.

-Astrid ha un sogno. Innamorarsi, trovare la felicità; un desiderio che, chi in un modo, chi in un altro, condividiamo tutti. Come ti rapporti al mondo dei sogni? Senti di aver riversato le tue felicità sulla tua protagonista?

Io vivo di sogni. Sono proprio loro che mi spingono a raggiungere i miei obiettivi, senza di essi la mia vita sarebbe monotona. Sulla protagonista del libro ho riversato non tanto la mia felicità perché, come già spiegato, in quel periodo ero molto triste, ma la mia speranza di trovarla come ci è riuscita Astrid.

-“Non c’è cura più potente dell’amore”, scrivi. Cosa consiglieresti a chi in questo momento si sente perso, senza soluzioni?

Direi che la luce in fondo al tunnel si trova sempre. Non può piovere per sempre. A chi si sente perso o senza soluzioni direi di guardare alle cose positive che ha: l’affetto dei suoi cari, dei suoi amici o, più semplicemente, anche l’affetto dei suoi animali domestici. Infatti, la vicinanza di qualcuno può aiutare molto. Ma, se si fa fatica ad aprirsi con gli altri, consiglierei di trovare una valvola di sfogo come per me lo è stata la scrittura che mi ha aiutato a sentirmi meglio ed a sopportare le varie ingiustizie che subivo.

-Usi spesso il flusso di coscienza come tecnica narrativa, e talvolta il pensiero offusca l’azione. È una tecnica efficiente, ma sulla quale verso la fine sembri ritornare, in un vero e proprio percorso di maturazione artistica; come senti cambiata la tua penna nel corso della stesura del romanzo?

La mia penna ha subito un cambio radicale anche per la mia stessa maturazione. All’inizio l’idea del romanzo era una semplice storia d’amore ma poi ho voluto che il libro avesse una morale molto profonda ed è da lì che è iniziata la mia maturazione artistica.

-Non solo la penna si evolve, ma anche il personaggio. È incredibile la maturazione di Astrid, data anche dalle esperienze che vive. Il finale è senz’altro inaspettato, non segue l’equilibrio delineato sin dall’inizio... Possiamo dire che, alla fine del romanzo, la giovane sia cresciuta?

Sì, Astrid è sicuramente cresciuta riuscendo a superare le sue insicurezze, i suoi dubbi e le sue paure anche grazie all’aiuto dei suoi pretendenti: Giorgio e Tomàs.

-Hai annunciato sul tuo profilo la pubblicazione di un altro libro. Sai darci qualche anticipazione senza spoiler? Su che genere ti terrai stavolta?

Certo, non si tratterà di un romanzo ma di un manuale di sopravvivenza. Ho deciso volutamente di staccarmi dal genere “romanzo” per fare un’altra “maturazione artistica”. Come dicevo è un manuale di sopravvivenza sui tipi di partner da evitare che uscirà a metà maggio.

-Grazie mille Miriam, e non vedo l’ora di leggere la tua prossima pubblicazione!

Grazie a te. Ti spedirò sicuramente una copia!


 

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